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Lo svizzero

Wudangshan, Hubei, 27 feb 2011, giorno 47, ore 17:20, stazione dei treni

Per la prima volta in quasi 50 giorni di viaggio mi hanno fatto storie per il coltellino svizzero. Tutte le stazioni cinesi, sia dei treni che degli autobus, hanno all’ingresso dei metaldetector e dei controlli a raggi x per i bagagli. Il mio zaino è sempre passato senza problemi attraverso questi controlli. Questa volta, purtroppo, non è andata così. Il poliziotto di guardia ha voluto vedere il coltellino e, dopo aver parlato col suo capo, mi ha detto che era dispiaciuto ma che non potevo passare. L’italiano che è in me si è messo subito al lavoro. Come? Ma no. E’ impossibile. Sono stato in Giappone, Taiwan, Singapore, mezza Cina e tu mi dici che io non posso passare? Massè. Guarda che è il terzo treno che prendo e nessuno ha mai fatto storie. Dai bomber. Guarda che non sono un killoer. No killer. Hei viaggio da solo. E’ un ricordo, un regalo. Me lo ha regalato la mia nonna. Hei campione. Ok, quanto vuoi? Nonostante il poliziotto fosse gentile e parlasse un inglese stentato ma decente, non c’è stato verso di smuoverlo dalla sua posizione iniziale. Gli chiedo allora se fosse possibile dare il coltello al controllore del treno e dirgli di ridarmelo una volta giunti a Chengdu. Mi risponde di no, ma mi dice che potrei spedire il bagaglio col coltello dentro e ritirarlo una volta giunto a Chengdu. Ci tengo molto a quello svizzero. Ero serio quando dicevo che me lo aveva regalato la mia nonna. Io ero, mi pare, nei primi anni delle superiori quaqndo lo ricevetti e quello strumento mi ha accompagnato praticamente in qusi tutti i miei viaggi. E’ il tipico oggetto che non dovresti portarti dietro in viaggio, dato il suo valore affettivo, ma mi è sempre sembrato stupido lasciarlo a casa. Accetto la proposta del poliziotto e porto il bagaglio al deposito bagagli, dove lo pesano e me lo spediscono per una spesa di 15Y. E’ un vero affare, soprattutto se si pensa che compreso nel prezzo c’è il fatto che non mi dovrò preoccupare del bagaglio una volta sul treno. Spero solo di ritrovarlo al mio arrivo.

Il poliziotto è appena venuto a cercarmi. Aveva in mano il mio sacchetto delle medicine e il mio sacchetto dei caricabatteria. Mi ha detto che non è possibile spedire questi e me li ha dati in mano, dopodichè se ne è andato. Ci capisco sempre meno. Più che altro questo significa che ha aperto lo zaino. La cosa non mi entusiasma, ma non ci posso fare nulla. Arriva il treno. Si parte per Chengdu.

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Il monte del kung fu: Wudang

Autobus per la cima del monte Wudang, Wudangshan, Hubei, 26 feb 2011, giorno 46, ore 12:31

Questo posto è davvero caro. Il biglietto per l’autobus che percorre i 26 chilometri che mi separano dalla cima costa 210Y. Per la Cina sono cifre astronomiche e finora è tutto costruito ad arte per intrattenere i turisti. Spero di riuscire a restare su per la notte, altrimenti è un bel danno per le mie finanze. Qui ci sono tanti turisti. Li si riconosce dalla faccia e dalle macchine fotografiche appese al collo. Però nessun bianco, come al solito. Sono poco fiducioso, spero che il tutto non si risolva in un teatrino. Lo spero tanto.

Nanyan Palace, monte Wudang, Hubei, 26 feb 2011, ore 22:17, Xiang He Hotel

Questo posto vale ogni centesimo speso per arrivarci. Credo di poter dire che è il posto più bello che abbia visto finora in Cina.

Prima di arrivare in cima al monte mi fermo al Tempio delle nuvole viola dell’abate You Xuanda. Il nome già di per se vale l’emozione che suscita.

Ingresso del Tempio delle nuvole viola

Sono rimasto di stucco nel vederlo con i miei occhi. Tanta strada per giungere nel luogo sacro del kung – fu. La leggenda narra che sempre su questo monte un monaco del 13esimo secolo, tale Zhang San Feng, abbia preso la tecnica dura dei monaci Shaolin per trasformarla in qualcosa di più dolce: il Taichi. La spiritualità è presente in ogni dove. Viene quasi voglia di lasciarsi tutto alle spalle per stare un po’ qui, soli, in ritiro, lontano da tutto e da tutti. Entrando nel cortile la costruzione principale guarda immobile tutti dall’alto delle sue rampre di scale. E’ un mondo fuori dal tempo. Sono deciso a non perdere nemmeno un momento per visitare il resto del monte quando incontro una ragazza che parla inglese. E’ una guida del posto e si offre di darmi informazioni per il mio percorso. Mi consiglia di passare la notte a Nayan Palace per andare in cima il giorno dopo. Ormai è tardi e la salita è dura dice. Se non avessi incontrato questa ragazza avrei perso tanto di quello che questo monte aveva da offrire. Arrivato sul posto e trovato l’albergo (stanza singola a 100Y) deciso di continuare ad esplorare la meraviglia di questi luoghi. Inizio a salire una delle mille rampe di scale e mi ritrovo alla Grotta del Dio della tempesta, un piccolo tempietto situato sotto ad una parete rocciosa a picco sul monte. Proseguo lungo il sentiero di scalini e arrivo a quello che a mio avviso è il luogo più magico dell’intero monte. Non mi stupisce che sia stato scelto dai produttori di Hollywood come location del film “Karate kid la leggenda continua”, l’ultimo capitolo della famosa saga. Il Nanyan Palace è un tempio che si espande su un burrone quasi in cima alla montagna. Le sue sale e le sue divinità sono venerate con ossequio dai visitatori credenti e dai pellegrini. Il tempio taoista in inverno è avvolto dalle nubi e dalla nebbia, ma questo non fa che accrescere l’atmosfera spirituale. La roccia del drago, una sporgenza architettonica che si affaccia su un burrone, è forse il simbolo principale della location.

La sera è scesa sul monte Wudang, e io me ne torno in albergo dove mi aspetta una brutta sorpresa. Non c’è il riscaldamento. In camera è freddo, si vede il fiato quando si respira. Talmente freddo che dormo vestito con anche il piumino. Per fortuna almeno c’è l’acqua calda. Domani attaccherò la cima del monte. Se la giornata sarà bella come quella di oggi sarà una gran giornata. Se ci fosse anche un po’ di sereno sarebbe il massimo.

 


Approfondimento sul viaggio in treno e dopo

Treno 1562 Guilin – Wuhan, 25 feb 2011, giorno 45, ore 10:59

Anche in Cina come in Italia, i treni partono e arrivano in ritardo e si fermano inspiegabilmente per secoli a 500 metri dalla stazione di arrivo. Grazie Trenitalia, di nuovo, per avermi addestrato per anni a tutto questo. I cinesi sono degli zozzoni. Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma se si dovessero cercare le eccezioni a questo assunto, sarebbe più la fatica e il tempo perso che il reale guadagno. Andando al bagno svariate volte durante la notte, sembrava di stare alla fiera mondiale della fece liquida. Se dovesse esserci uno slogan per questa manifestazione sarebbe: “Scegli un colore e una forma. Da noi c’è!”. Sarà poco fine riportarlo inmaniera così cruda ma questo di certo non lo leggete sulla Lonely Planet. Non appena il treno farà quei benedetti 500 metri, sarò arrivato a Wuhan. Spero di trovare subito un treno per Wudangshan. Ci sono tre stazioni in questa città e solo due la collegano a Wudangshan: 10 a 1 che io sono in quella sbagliata. Un giorno o l’altro scriverò un post sulle applicazioni pratiche della legge di Murphy durante un viaggio. Adesso si muove. Devo scendere.

Ore 17:05, autobus per Wudangshan

Sono stato stupido. il treno per Wudangshan partiva alle 22:30 e costava 70Y. Avrei viaggiato per tutta la notte e sarei arrivato alla mattina. Un bel risparmio. Invece ho optato per un autobus che è partito alle 17:30 e che arriverà a mezzanotte. Odio arrivare di notte. In aggiunta questo bus è costato 195Y. Non so come sia potuto essere così stupido, eppure è successo. Unico merito è che questo autobus non ha i seggiolini ma i letti, così saprò come si sta.

Ore 20:05, autobus per Wudangshan

Si sta da culo, ecco come si sta. Fa freddo e il letto è minuscolo. Maledetto me e quando ho deciso di prendere questo pullman. Stupido, stupido, stupido Euge

Ore 21:12, stesso posto

Il bello della vita è che a volte ci sono degli avvenimenti piccolissimi che la cambiano radicalmente. Ci siamo fermati in una specie di autogrill. Io avevo una fame terribile e dopo circa 15 minuti di ricerche ho deciso di buttarmi sui noodles in scatola. Si comprano, si aprono, si mette dentro la roba liofilizzata che c’è nelle bustine, si aggiunge acqua calda e si mangia. Ero appunto all’ultima fase quando l’autista mi chiama e mi dice che bisogna andare. Con l’umore sotto ai piedi, nero di rabbia per la pessima decisione e affamato come un leone mi siedo nel seggiolino di fianco all’autista e consumo il mio pasto. Dopo 5 minuti ho finito e non so dove buttare la confezione, la quale era anche piena di “brodo”. Mi guardi intorno con sguardo impaurito e faccio un cenno al secondo dell’autista. Questo capisce, prende la confezione, apre il finestrino e la butta fuori in autostrada. Così. 130 all’ora e il brodo che prende il volo mentre la confezione finisce sul parabrezza della macchina dietro. Io mi scompiscio. Lui mi guarda come se fossi scemo, ma io non riesco a smettere di ridere. Non lo so, mi ha preso così. Mi siedo un altro po’, mi riprendo e chiedo se posso fumare. Un altro passeggiero, il quale si vede che come me non ha più voglia di stare sdraiato a prendere del freddo mi dice di fare. Finisco la sigaretta e mi godo la strada vista dal mio nuovo posto. Vista dall’autobus la strada è più bella che vista da un auto. Sarà l’altezza, il parabrezza gigante, gli abbaglianti in Cina sempre accesi…. Non so, per me lo è. Dopo un po’ l’altro passeggero mi batte la spalla e mi chiede se voglio una sigaretta delle sue. Accetto e tutt’a un tratto sono felice. Io gli accendo e fumiamo insieme seduti in silenzio. Non mi importa più dell’errore e di tutto il resto. Anzi, se non fosse successo avrei perso una scena che, ancora adesso che la ricordo mentre scrivo, mi ha fatto letteralmente piangere. Tutto scomparso per via di un po’ di brodo e di una sigaretta.