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Sono proprio un italiano

Osaka, 24 gen 2011, giorno 13, ore 13:35, stazione centrale NetCafe

(Tastiera giapponese)

Oggi passeggiavo per Osaka e chi ti incontro? Una agenzia di viaggi, la prima giapponese che incontro. Visto che dovevo ancora risolvere quella faccenda dell aereo mi sono detto entriamo, tanto che mi costa chiedere anche qui. Appena entrato sono stato sommerso dai sorrisi e da frasi di benvenuto incomprensibili. Una sola frase ho imparato in giapponese: eigo ga anasemasuka? (parli inglese?). Sguardi impauriti, occhi che volgevano da tutte le parti tranne che su di me e le immancabili sillabe di scuse. Mi hanno fatto sedere davanti a quella che probabilmente era l ultima arrivata dell agenzia, quella che si becca tutte le rogne per intenderci. Ecco come e andata. Io le spiego quello che cerco, un volo che parta da qualunque parte del Giappone e che arrivi o a Singapore o a Kuala Lumpur. Lei sembra capire, cosi inizia a cercare. Internet, cataloghi, telefonate, domande a collecghi; per una buona mezz ora non ha fatto altro che lavorare per me, alacremente, come se l imperatore del Giappone fosse venuto a prenotare le vacanze. Ogni tanto adirittura si scusava per l attesa. Al termine della sua ricerca mi presenta alcune offerte. Erano tutte sui 400 euro, un po troppo alte per me. Lei mi prega di attendere ancora un po, ritorna a lavorare nella sua miniera di offerte e cataloghi e finalmente tira fuori un coniglio dal cilindro. Osaka – Singapore con scalo a Kuala Lumpur alla modica cifra di 330 euro circa. “Final Price?” chiedo, “Final Price” dice. Ero contento, spendevo un po meno che prenotando on line e non dovevo fare nulla se non aspettare che mi dessero il biglietto in mano. Le chiedo se il volo che si ferma a Kuala Lumpur e possibile prenotarlo e a che prezzo. Magari se mi fermavo al primo scalo spendevo meno. Lei ha fatto una telefonata lunga come la muraglia cinese, un sacco di sillabe spese tra i due capi del telefono, ma alla fine mi ha detto che il diretto anche solo per Kuala Lumpuer costava di piu. Nessun problema. Poi pero qualcosa ha cominciato ad andare male. Non so, la vedevo che sommava quella cifra sulla calcolatrice ad altre cifre di cui non avevo ancora sentito parlare. Final price e final price, vuole dire tutto, tutti i soldi che devi avere da me, cosi non ho detto nulla. Lei inoltra la richiesta alla compagnia aerea e dopo altri venti minuti mi presenta il foglio col riassunto della prenotazione e il prezzo. E qui c era un problema. Il prezzo era misteriosamente salito a 410 euro. Le ho chiesto il motivo dell aumento e lei mi ha detto che quello e il prezzo dell agenzia piu altre spese di routine che sono sempre date per scontato. Panico. E adesso? Che faccio? Non posso dirle adesso, dopo che ha lavorato una mezza giornata, che non voglio pagare perche il prezzo e troppo alto. Mi vergogno. In quel momento arriva da dietro il suo capo e mi guarda. Non potevo non pagare. Ero incastrato. Le spese date per scontate in Giappone non lo erano per me, ma ormai era fatta. Tirarsi indietro era un passo impossibile da compiere, per il mio orgoglio e per il timore di gettare nel niente la mezza giornata di lavoro di quella signorina tanto gentile. Cosi, rassegnato, le porgo la carta di credito. E a quel punto mi viene un idea. Per motivi tecnici porto sempre con me due carte di credito, una da usare solo sul web e una da usare solo nei negozi o negli alberghi. Lo faccio perche in quella che non uso sul web posso mettere piu soldi e sentirmi comunque sicuro. La sera prima avevo giusto controllato i residui e in quella usata sul web mi erano rimasti solo 100 euro. L acconto che avrei dovuto versare era leggermente superiore. Se il cambio mi aiuta, ho pensato, forse salvo la faccia. Le porgo cosi la carta sbagliata e la guardo allontanarsi in direzione del POS. Da qui in poi la mia interpretazione e stata da Oscar. Ritorna dopo un po con una faccia di circostanza. “No work” dice. COSA? Imposibile. Guardi riprovi perche di sicuro c e un errore. No, no, davvero. Sono sicuro che si e sbagliata. Lei torna mesta mesta al POS, fa due o tre tentativi e ritorna sui suoi passi. Qui pero e entrata in gioco una cosa che non avevo considerato: la tenacia giapponese per risolvere i problemi. Lei chiama il suo capo, gli spiega la situazione. Lui mi guarda, io reggo il suo sguardo ma sudo freddo. Poi tira fuori un elenco del telefono e inizia a sfogliarlo. Alla pagina che sceglie riesco chiaramente a leggere la scritta VISA. Non ci credevo. Stavano chiamando la VISA! Per fortuna la telefonata non ha portato risultati concreti, ma io non ho capito cosa si siano detti. Mi ha chiesto se potevo pagare in cash, ma io le ho spiegato che visto che per gennaio avevo superato il massimale non potevo rischiare di spendere contanti. Accanto a me tutto l ufficio si struggeva per il mio problema. Mi sentivo un verme, li avevo praticamente truffati. E diro di piu: per uscire da quella situazione ho fatto di peggio. Li ho rassicurati dicendo che avrei controllato con la mia banca e gli ho anche detto che sarei passato di nuovo da loro ai primi di febbraio per prenotare di nuovo e pagando in contanti, visto che febbraio sarebbe stato un mese nuovo e avrebbe quindi azzerato il mio massimale. Un esplosione di gioia ha accolto questa notizia. “Ma sei sicuro?”. Si, si tranquilli. Allora ci vediamo a febbraio, eh. Sayonara, arigato, domo arigato, sayonara.

Uscendo in maniera cosi meschina lungo la strada non avevo pero ancora risolto il mio problema. Avevo deciso di volerlo risolverlo oggi, quindi sono venuto qui, in questo internet cafe e l ho risolto. Dopo un infinita di ricerche ho scoperto che Jetstar effettua voli da Osaka a Taipei, Taiwan, che nella mia fantasia e un posto pieno di mini fabbrichette dove i bambini cuciono scarpe e palloni della Nike. Questo Paese non richiede un visto di ingresso, basta semplicemente presentare un biglietto di uscita dal Paese per poter restare 30 giorni. La Tigerairways, quella cara, dolce, picola compagnia low cost, tocca Taipei, e per la modica cifra di 130 euro ti porta a Singapore, il luogo dove ogni sua rotta ha inizio. Morale della favola? Per lasciare il Giappone adesso spendo solo 300 euro, visito un posto nuovo e mi sento piu italiano che mai!

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Prime impressioni su Osaka

Osaka, 24 gen 2011, giorno 13, 09:30, Media Cafe Popeye Manga Kissa

(Tastiera giapponese)

E sicuramente diversa da Tokyo. Non solo e piu piccola ma e anche meno caotica, tant e che la piantina della metro sta tutta in una pagina. A Tokyo ce ne volevano tre. Appena arrivato ho visto una di quelle cose che si vedono in tv nei programmi tipo “Le cose piu bizzarre che capitano nel mondo”. Davanti a quella che mi pareva una grossa compagnia c erano tutti i dipendenti schierati in fila. Erano le otto del mattino, la giornata doveva ancora iniziare. Al centro stava quello che ho ritenutio essere il capo. Quest uomo urlava frasi per me incomprensibili, con un tono autoritario, marziale. Tutti gli altri dipendenti ripetevano le stesse frasi e al termine tutti facevano un inchino. Dev essere una di quelle iniziative per migliorare il lavoro di squadra e della compagnia. Erano sul marciapiede, di fronte a decine di passanti che non li consideravano neppure. Per loro deve essere una cosa normale. Io invece li guardavo come un ebete e mi domandavo che cosa stessero dicendo. Io mi vergognerei a fare una cosa del genere, loro invece sembravano a proprio agio. Adesso credo che faro un giro per la citta, ma verso sera credo che mi trasferiro subito a Kyoto. Non e molto distante da qui, ma il prezzo degli alloggi e decisamente inferiore. Probabilmente mi sistemero li per circa sei o sette giorni e mi spostero tra i vari posti che vorro visitare. Con la metro ci vuole un attimo a tornare qui o ad andare a Nara. Per il momento e tutto, il tizio di fianco a me sta facendo degli strani rumori dentro alla sua gabbia. A presto.