Just another WordPress.com site

Posts tagged “xining

Che non sia mai troppo facile

Xining, Cina, alt. 2275 m, 6 apr 2011, giorno 85, ore 17:39, ostello

Per quello che riguarda il Tibet, direi di avere tutto. Il biglietto del treno ce l’ho, l’ostello l’ho prenotato, il permesso mi dovrebbe arrivare domani. Ho tutto e ho anche di più: ho anche la febbre. Adesso mi è un po’ scesa perchè ho preso la tachipirina, ma oggi è stata dura. Non riuscivo ad alzarmi dal letto, mi sentivo molto debole. Ho dovuto approfittare degli altri ragazzi in camerata per fare determinate cose. Ora che la temperatura si è un po’ abbassata, sono sceso in strada e ho comprato un po’ di cibo, soprattutto biscotti e cracker. Non ho molto appetito, e questo è senz’altro la febbre. Anche le mie urine hanno un colore che non preannuncia nulla di buono.  Se prima di dormire la temperatura mi torna a slire, inizio a prendere anche gli antibiotici. Non posso rischiare di arrivare in queste condizioni in Tibet, non saprei proprio come fare. Sarebbe impossibile per me seguire il gruppo, quindi non ho idea di quello che accadrebbe. No, no, devo guarire, non c’è altra soluzione, e ho 48 ore di tempo per farlo. Domani alle 20:00 ho il treno per Lhasa e sul treno ci passerò altre 24 ore. Per quanto la malasorte si accanisca contro di me, direi che sarebbe troppo farmi arrivare fino là, per poi bloccarmi con la malattia. Decisamente troppo. Io comunque vado, non rinuncio, anche se dovessi farmi trascinare a braccia. Un’altra cosa che mi spaventa è il mal d’aria. Un inglese che è qui con me mi ha regalato un po’ di pillole da prendere per prevenire questa eventualità. E’ stato molto gentile, ma se dovessi prendere anche gli antibiotici mi sembrerebbe un po’ troppo. Speriamo dunque di non averne bisogno. La ferrovia un po’ mi dovrebbe aiutare, in quanto da qui si arriva a Tanggula, che con i suoi oltre 5000 metri è la stazione ferroviaria più alta del mondo, per poi ridiscendere fino ai 3500 metri circa di Lhasa. Se non avrò problemi in treno, spero di non averne a Lhasa. Accidenti, ci tenevo tanto ad essere davvero in forma per questo viaggio, invece devo sperare di essere in grado di compierlo. La cosa importante è non peggiorare. Mi accontenterei di stare sempre come sto ora. Se riuscissi ad arrivare in qualche modo a Katmandou, sarebbe faantastico, ma non credo di riuscire a proseguire in questo stato per altri dieci giorni. E’ in casi come questo che si capisce davvero il valore di un compagno. In due ci si aiuta, ci si cura, si fa morale, si trascina. Se avessi la febbre alta e fossi bloccato a letto, potrei comunque contare su un paio di mani che lavorino per me. Da solo tutto questo non c’è: se hai un problema, te lo devi risolvere.  Se non ci riesci, e se non trovi anime buone che ti aiutino, non c’è nulla da fare. La responsabilità è tutta tua. Se sei malato, sei medico e paziente. Devo confessare di essere parecchio rammaricato, ma non ho affatto paura. Se le cose dovessero peggiorare, allora mi rivolgerei a qualcuno e vedrei che cosa mi raccomanda, per quanto di sicuro il Tibet sia uno dei luoghi meno consigliati per ammalarsi. E’ dalla Mongolia che mi trascino dietro un forte raffreddore e credo che adesso sia esploso in una febbre. Che fortuna, eh? Ma ripeto, non mi do per vinto. Adesso mi riposo, parlo col mio corpo e gli faccio capire che se non rimette il culo in carreggiata, c’è il rischio di perdere tutto. Niente Tibet, niente Nepal. Sono sicuro che davanti a questa minaccia capirà. Se non dovesse farlo, allora non lo so. Forza corpo: guarisci!

Advertisements

Bandolero stanco

Xining, Cina, alt. 2275 m, 3 apr 2011, giorno 82, ore 18:04, ostello

Finalmente ho lasciato Langzhou. Devo dire che è stata la più brutta città che abbia mai visto in Cina. Mi metteva addosso una gran tristezza, mi sentivo lontano da casa. Non ci sono ostelli, a Langzhou, e la mia solitudine era accresciuta da una squallidissima camera in un albergo da film horror senza servizi, doccia e internet. I servizi c’erano, ma il loro stato era tale per cui era come se non ci fossero stati.

Adesso sono a Xining. La prima cosa che colpisce all’arrivo sono i palazzoni. Credo di anon averne mai visti tanti in vita mia. Dalla stazione dei treni al centro si passa per un quartiere composto da palazzoni di cinquanta piani come minimo e tutti in costruzione. Se ne contavano a decine. Immagino che la crescita demografica da queste parti sia prevista altissima per gli anni a venire. Dal mio lato, se mi dovesse capitare di comprare uno di quegli appartamenti, vi chiedo di spararmi. Sarebbe cosa assai gradita, piuttosto che vivere in quella giungla di asfalto e cemento.

Torniamo a parlare di Tibet. A Lanzhou sono riuscito a fare il versamento per il deposito sul tour. Quei bravi ragazzi a Chengdou hanno aspettato proprio fino all’ultimo per inoltrare i documenti all’ufficio competente, forti del dubbio che io fossi un truffatore dei più assidui. Ne risulta che il permesso, se mai dovesse arrivare, arriverà il 7 di aprile, che è lo stesso giorno in cui dovrò prendere il treno per Lhasa. Treno che è impossibile prenotare senza presentare il permesso di viaggio. La morale della favola è che domani dovrò andare in stazione a cercare un cinese che compri al posto mio il biglietto per Lhasa. Se non dovessi trovarlo, o dovessero esserci delle difficoltà a livello di comunicazione, cosa non improbabile, sarebbe interamente un problema mio, a detta dei ragazzi di Chengdou. Ho qualche scrupolo riguardo alla riuscita del mio intento, soprattutto sono stanco di lottare contro questo gigante che sembra non avere il minimo interesse a farsi raggiungere dal sottoscritto. Se non fosse che il Tibet è anche la porta di accesso al Nepal, devo ammettere che forse vi avrei rinunciato. La mia filosofia di viaggio ha protestato con clamore contro la mia ostinazione a voler perseguire quella meta. Viaggiare dovrebbe essere un piacere, non una tortura come lo è diventato negli ultimi giorni. Eppure, ciononostante, eccomi qui, a sperare che tutto si risolva per il meglio e a continuare ad alimentare quella fiducia che con tanta solerzia ho riposta in sconosciuti. Non mi resta dunque altro da fare che godermi Xining e i suoi palazzoni, sperando che il mio umore migliori e che questa stanchezza mi lasci così come mi ha trovato. Se non altro qui ho internet, quindi posso gozzovigliare allegramente e compiacermi dei risultati sportivi che mi giungono dall’Italia. Dalla Cina forza Milan.


Un po’ di numeri

Xi’an, Cina, 31 mar 2011, giorno 79, ore 17:09, ostello

Alle 22:30 ho il treno per Lanzhou. Nell’attesa ho fatto un po’ di conti. Ho rispolverato il mio taccuino e, tramite un sito che ho trovato per caso, ho calcolato quanta strada ho fatto finora.

Da quando sono partito da Bologna, secondo il programma del sito, ho percorso in totale 24.810 chilometri. Più della metà dell’ipotetica circonferenza dell’intero pianeta. Questi 24.810 km sono da suddividere: 16.892 in aereo, 6.884 in treno e 1033 in autobus. Tuttavia bisogna dire che il sito mi ha calcolato le distanze in linea d’aria, e non seguendo le strade o le rotaie. Inoltre non ho contato i piccoli spostamenti o le escursioni per motivi pratici. Per l’aereo non è un gran problema, il dato è attendibile, ma riguardo al treno e all’aereo ho seri dubbi in proposito. Non credo proprio che 6.884 km sia un dato accettabile, men che meno i soli 1033 km di autobus. Ho anche fatto una mappa approssimativa del mio percorso.

Mappa al 31 mar 2011Non è molto accurata, come d’altronde non lo sono i chilometri, però dà un’idea. Ho calcolato anche quanto mi è costato ogni singolo chilometro. Ponendo di avere speso 3300 Euro in 79 giorni di viaggio (anche questo dato non è affatto certo in quanto dovrei controllare gli estratti conto per esserne sicuro), ne risulta che ogni chilometro mi è costato 0,133 Euro. Direi di essere stato abbastanza bravo, contando che i chilometri dovrebbero essere molti di più. In quei 13 centesimi è compreso tutto: trasporti, cibo, dormire, visti e tutti gli extra. Ciò per dare un’idea generale di quanto può costare un viaggio del genere e, per paragone, di quanto occorra spendere per viaggiare come indipendenti.

Viaggiare da indipendenti che è impossibile in Tibet. Oggi sembra che finalmente si arrivata la risposta definitiva. La mia agente di Chengdu mi aveva fatto un prezzo troppo alto, quasi 500 Euro per 8 giorni di viaggio. A questa notizia, arrivatami in serata, ero molto abbattuto, ma non mi sono dato per vinto. Ho tirato fuori il mio taccuino e ho scritto email a quasi tutte le persone che ho incontrato in questo viaggio, chiedendo aiuto o informazioni riguardo alla mia prossima meta. Fortunatamente Theo mi ha risposto e mi ha dato la mail di un altro ostello di Chengdu che organizza viaggi in Tibet. Li ho contattati e questi mi hanno risposto quasi subito. Morale della favola, sarebbe un tour per tre persone, io e una coppia di non so dove, al prezzo di 300 Euro. Non è il massimo, ma rispetto ai 500 che mi avevano fatto supporre è una gran soluzione. Attendo le istruzioni per il pagamento e intanto mi avvicino al tetto del mondo. La prossima città, Lanzhou, sarà solo a 1600 m s.l.m., ma già a Xining, la seconda tappa, sarò a 2275 m s.l.m. Da lì andrò a Golmud, 2800 m s.l.m. e “soltanto” 800 m di differenza di altitudine da Lhasa. In questo modo non dovrei aver problemi di mal d’altitudine. Purtroppo non posso fare nulla riguardo alla burocrazia. Sono nelle mani di persone che non ho mai visto e che spero si rivelino oneste almeno la metà di quanto mi abbiano fatto supporre. In fin dei conti, a me basta arrivare. Una volta lì, tour o non tour, sono sicuro di riuscire ad arrangiarmi. La sorveglianza, però, è stratta, talmente stretta che una volta finito il periodo di soggiorno che hai concordato con l’agenzia di viaggi, o ti portano al confine Nepalese o ti fanno salire su un treno diretto in Cina. Non ti mollano un attimo. Queste sono le notizie che ho da qui. Una volta arrivato finalmente in Tibet,  mi renderò conto se siano cose serie o robe per turisti.