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Archive for April, 2011

Come vivere a Stoccolma per 5 giorni con 2000 corone

Stoccolma, Svezia, 28 apr 2011, giorno 108, centro Gallerian

Stoccolma è una città tanto bella quanto cara. I prezzi non sono molto diversi da quelli di Helsinki, anzi, se possibile sono anche più alti. Probabilmente è la moneta differente. Fare la pipì in un bagno pubblico di Helsinki costa 1 Euro, farla a Stoccolma costa 10 Corone, che sono più di 1 Euro. Però il prezzo vale tutto quello che trovi una volta aperta la porta del bagno.

Arrivato qui ero preoccupato per dove avrei dormito. L’autobus che porta all’aeroporto di Arlanda, il più grande della città e quindi l’unico che credo resti aperto tutta la notte, costava 220 Corone. A quel prezzo, doppio, perchè bisogna contare l’andata e il ritorno, tanto valeva stare in ostello. Nella mia situazione, tanto valeva tornare a casa. E invece la soluzione c’è e si chiama Stockholm Card. Con questa carta è possibile visitare tutti i musei di Stoccolma gratuitamente, fare le gite sui battelli, accedere allo Skansen e soprattutto usare tutti i trasporti di Stoccolma gratis. Si può scegliere se farla per 24, 48, 72 e 120 ore. Quando avevo letto per la prima volta di questa carta ero sulla nave. Sono subito sceso all’ufficio informazioni della compagnia e ho chiesto se mi era possibile andare all’aeroporto con questo sistema. Mi hanno risposto di no, e io me ne sono ritornato mesto e sconsolato alla mia cabina. Oggi però, appena arrivato in città, sono andato all’ufficio informazioni turistiche e lì mi hanno detto che se si fa un giro un po’ strano è possibile arrivare in aeroporto senza pagare nulla. Gran cosa, il problema dormire è risolto. Per il mio soggiorno a Stoccolma ho un budget di 2000 Corone. La Stockholm Card per 120 ore costa 895 Corone. E’ quasi la metà del mio budget, però l’unica spesa che avrei in aggiunta sarebbe il mangiare e l’armadietto per lo zaino. Ho fatto un paio di conti e ho deciso di farlo. Adesso mi sento un signore davvero. Ho una suite prenotata sulle panchine dell’aeroporto e una carta che mi permette di fare praticamente tutto quello che volevo fare gratis. Già amo la Svezia. Lo sbattimento per reggere questo ritmo è alto, ma conto di farcela. Non so cosa ci sarà dopo, ma al momento non ci penso. Cenerò, farò una passeggiata e poi me ne andrò all’aeroporto. Spero che sia tanto “casa” quanto lo è stato quello di Vaarta.


Sulla strada

Helsinki, Finlandia, 26 apr 2011, giorno 106, ore 21:40, aeroporto di Helsinki

Non so bene da dove cominciare. Ieri ho dormito in ostello e credo che non lo farò mai più finchè sarò da queste parti. Sì, ho fatto la doccia e ho dormito in un letto, ma i 26 Euro che mi hanno chiesto non li riesco proprio a giustificare. Oltretutto non avevo nemmeno internet, poichè per accedere alla WiFi bisognare pagare altri 5 Euro. Vaarta Airport: internet free, bagni puliti e ottime panchine. Lo zaino lo lascio un po’ negli ostelli e un po’ nei depositi bagagli delle stazioni. Le mie finanze non stanno affatto bene, sono quasi al verde e i prezzi di questi Paesi non sono consoni alla situazione. Oggi ho consegnato il passaporto all’ambasciata russa. Il 6 maggio, salvo imprevisti, dovrei finalmente ottenere il visto russo alla modica cifra di 83 Euro compresa l’assicurazione sanitaria che è d’obbligo avere se si vuole ottenere il visto. Me lo merito, l’ho sudato troppo per non averlo sul passaporto. Fino a quel momento vivrò per la strada, non c’è soluzione. Per mangiare sono ospite fisso di McDonald’s: è il modo più economico per nutrirsi, anche più del supermercato. Eppure questa situazione non è male. Niente check-in o check-out, niente file, niente moduli da riempire, niente documenti. Libero. C’è un po’ di McCandless in tutto questo. Avevo voluto di più, speravo in maggiore libertà, ma i negozi che vendono attrezzature da campeggio hanno una strana concezione della parola “Offerta”, quindi mi accontenterò di quello che ho. Ho anche pensato di iniziare il buisness del riciclaggio. E’ una storia curiosa, ve la racconto.

Mi è capitato in un paio di occasioni di fare spesa al supermercato. Di solito tengo un conto mentale di quello che spendo, ma in entrambi i casi quel conto si è rivelato errato. Pochi centesimi, massimo un Euro, eppure non capivo. L’altro giorno stavo facendo spesa quando ho visto cinque barboni in fila ad una specie di distributore. Mi sono incuriosito e ho guardato quello che facevano. Tutti avevano delle sportine piene di plastica, vetro e lattine che infilavano dentro ad un buco col codice a barre rivolto verso l’alto. In quel preciso momento ho capito perchè tutti i barboni di Riga, Vilnius, Helsinki e Tallinn elemosinavano bottiglie. Anche nei viaggi passati, se un barbone mi vedeva con una bottiglietta quasi vuota mi chiedeva se gliela davo. Non ho mai capito perchè: fino a ieri. Perchè sono soldi! Se un barbone chiedesse degli spiccioli otterrebbe solo rifiuti, se invece chiede bottiglie vuote in molti casi ottiene ciò che vuole. La macchina in cui tutti infilano i rifiuti è in realtà un contatore. Alla fine del lavoro, dopo aver infilato dentro tutte le bottiglie e le lattine, la macchina eroga uno scontrino che i barboni cambiano alla cassa. Ho controllato sullo scontrino e tutto torna. Una bottiglietta d’acqua costa 1,75 Euro. Sullo scontrino viene scritto 1,55 acqua, più 0,20 bottiglia. E’ una cosa geniale. Tanto per cominciare, anche se non ho i dati reali, con questo sistema la città di Helsinki sono sicuro che ricicli almeno l’80% di vetro, plastica e lattine; inoltre i barboni non si mettono a fare l’elemosina, ma sostituiscono in parte i netturbini. E non guadagnano male. 20 cent per ogni bottiglia di plastica e 15 cent per ogni lattina. Per il vetro non lo so, ma credo più che con la plastica. E’ un bel buisness, per uno che non ha nulla, e a quanto ne so è diffuso in tutto il nord Europa, di sicuro in Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania. Anche in Cina, ora che ci penso, vedevo spesso vecchi e barboni che rovistavano nel pattume o che mi chiedevano la plastica. Credo che sia l’unico lavoro del mondo che è lecito fare in nero e senza fatturare. Sono totalmente a favore di questo sistema e se me la dovessi vedere proprio male potrei sempre provare. Scherzi a parte (forse) adesso devo attendere dieci giorni per i documenti. Col fatto che sono in Europa e posso circolare senza passaporto ma solo con la mia carta di identità avevo pensato di andare a Stoccolma. Non che mi aspetti che i prezzi siano più bassi, ma la nave per arrivarci è economica e magari trovo delle soluzioni più pratiche per dormire. Qui, anche se dormo in aeroporto, devo comunque pagare l’autobus che mi ci porta e il deposito bagagli. E’ come pagare un ostello senza avere l’ostello. Cercherò online i prezzi dei collegamenti interni di Stoccolma e se avrò fortuna domani comprerò il biglietto.

Rileggendo quello che ho scritto sembro un incrocio tra lo Scrooge di “A Christmas carroll” e zio Paperone. Non sono tirchio, non è una questione di denaro, è una questione di spazio, di percorso. Quando i soldi saranno finiti del tutto e non potrò nemmo più comprare da mangiare dovrò essere già dalle parti dell’Italia. E che fine farò io? Ho tante altre cose che vorrei fare, tanti altri posti che vorrei vedere. Se per poterli raggiungere dovrò dormire sulle panchine, allora così sia. Sono uno che si accontenta per la sistemazione, ma non si accontenta mai per quello che riguarda la strada, quella da percorrere, quella che è ancora da fare, quella che aspetta. Anche se guardandomi indietro mi rendo conto di averne percorsa tanta, non mi basta mai. Sono un tossico delle distanze, non so che fare. La lezione di Whitman l’ho imparata alla grande e credo che anche Kerouac sarebbe fiero di me. L’importante è andare: il modo di farlo si trova sempre.


Architecture in Helsinki

Helsinki, Finlandia, 26 apr 2011, giorno 106, ore 20:27, aeroporto di Helsinki

Helsinki è la capitale mondiale del design 2012. Oltre ad avere ottenuto questo privilegio, è la città ideale per scoprire la cultura del design. Il Design District è un quartiere di Helsinki interamente dedicato a questo tema. Questo luogo vanta innumerevoli negozi di design, arredamento, abbigliamento, gallerie e musei. Se a questo aggiungiamo anche il museo del design, direi che il titolo menzionato poco sopra è del tutto meritato. Non si può nemmeno sorvolare sull’architettura di questa città. Lo stile è certo quello nordico, linee semplici ma eleganti, però espresso nei vari stili che hanno caratterizzato i diversi periodi. Dal legno all’art nuveau, dal funzionalismo al modernismo passando per lo Jugend fino ad arrivare agli edifici moderni. E’ un crogiolo di storia dell’architettura. Anche evitando i luoghi più celebri, comunque si nota una certa selezione degli edifici. Persino gli appartamenti e i condomini rispecchiano l’amore di questa città per l’architettura. Non sono edifici tirati su tanto per vendere, ma costruzioni studiate, con il loro perchè, su cui spicca subito il ribrezzo per le cose spicciole. Il migliore esempio di architettura moderna è sicuramente il Kiasma, il museo di arte contemporanea di Helsinki. “Il Kiasma, non è un museo, è un’esperienza” recita la brochure. Ero un po’ scettico a riguardo, lo immaginavo come un mero slogan, invece si è rivelato essere verissimo. Nei suoi cinque piani ospita mostre permanenti e temporaanee di scultura, fotografia e installazioni di tutti i tipi. Il modo in cui sono presentate non è quello convenzionale, ma coinvolgono il visitatore in modo unico. Passeggiando per le gallerie si incontrano sì turisti, ma anche studenti di arte e artisti, tutti con l’adesivo blu, che è il biglietto di ingresso, appuntato sulla maglietta. Una tessera annuale per uno studente d’arte residente ad Helsinki costa 12 Euro. E’ una gran cosa, ma anche costasse 100 Euro, se abitassi ad helsinki non ci rinuncerei.

Kiasma Museum, Helsinki

Al di là delle sue attrattive e dei suoi prezzi, la vita ad Helsinki è davvero bene organizzata. I trasporti pubblici ne sono un esempio lampante. Tutta la città è coperta da un servizio di tram e autobus davvero efficiente. Ad ogni fermata c’è un display che indica il tempo d’attesa ed i tempi sono reali: mai un ritardo. C’è anche una linea di metropolitana, innumerevoli piste ciclabili e alcuni traghetti che raggiungono i vari porti della capitale finlandese. Il traffico è molto leggero, i pedoni vengono sempre fatti passare dagli automobilisti e da quando sono qui non ho mai sentito un clacson. Centri commerciali, vie dello shopping e boutique hanno riaperto i battenti dopo le vacanze di Pasqua: la vita c’è, solo che si stava riposando per le feste. Una cosa che invece interessa soprattutto i fotografi è la luce. Sarà lalatitudine, sarà l’inclinazione dei raggi del sole, non lo so, però la luce è fenomenale. E’ sempre morbida, delicata. Rende tutti i colori belli e vivaci. Fare fotografie è un vero piacere. Il sole tramonta molto tardi, ma il suo tramontare, il suo abbassarsi lentamente e dolcemente sul mare, offre una gamma di colori e di effetti che non avevo mai visto. Helsinki è una gran città, piccola ma molto vivibile. Se i prezzi fossero quelli a cui ero abituato in Cina varrebbe davvero la pena farci un pensierino.


La Pasqua

Helsinki, Finlandia, 23 apr 2011, giorno 103, ore 22:41, aeroporto di Helsinki

La Pasqua non si concilia bene con il presentarsi in ostello senza avere prenotato. Avevo deciso di investire denaro in un letto vero e una doccia, necessità di cui sentivo il bisogno. Invece gli ostelli sono tutti pieni per via delle feste. Mi avevano offerto una stanza a 43 Euro, ma ho rifiutato. Così eccomi qui, di nuovo a passare una notte in un aeroporto. Gli ostelli sono completi fino a lunedì. Spero di trovare una sistemazione passabile per domani notte, altrimenti la storia si fa lunga. Avevo pensato anche di passare la notte alla stazione dei treni, ma al sabato sera sembra il ritrovo di tutti i nazisti di Helsinki, quindi ho optato per il caro vecchio aeroporto.

Helsinki sembra una bella città, eppure ha qualcosa che non mi convince. Come al solito è diversa da come me la ero immaginato, eppure questa volta è una differenza che non mi piace. Sembra morta, priva di vita. Forse che dalla Cina mi porto dietro un’abitudine a clacson a tutte le ore, masse di gente e attività frenetiche, eppure qui sembra che in giro non ci sia nessuno, i tram sono quasi vuoti e anche se è sabato sera non c’è una gran mossa per le strade. Però il sole tramonta verso le dieci e oltre, un tramonto lento, soffuso. La luce sparisce piano piano e il cielo si riempie di sfumature. Domani cercherò di fare qualche foto, per stasera cercherò di dormire come meglio posso. Non so perchè, ma ho il terrore che mi caccino fuori. L’aeroporto è piccolo e un tizio conciato come me, senza bagaglio, che si sdraia su una panchina e dorme desta qualche perplessità. Spero anche che non ci sia un orario di chiusura. Se non ci fosse l’aeroporto proprio non so casa farei. Non ho ancora deciso come proseguire. Per ora cercherò di fare arrivare domani, poi si vedrà. E adesso a nanna….


La paura di volare

Urumqi, Cina, 22 apr 2011, giorno 102, ore 20:46, aeroporto

Questa è mondiale. Non so quale forza stia agendo contro di me, ma sta facendo un ottimo lavoro. Il volo doveva essere già partito, e invece sono ancora qui. Perchè? Vediamo.

Aeroporto, check in, controllo personale, controllo passaporto. Qui il primo intoppo. Non capivano perchè non avessi il visto russo e non sapevano dove fosse Helsinki. Finland, Europe. Non c’è stato verso. Hanno chiamato gente istruita, hanno discusso un po’ e poi mi hanno fatto il timbro. Io in mezzo a tutto questo cercavo di darmi un contegno, la sicurezza di chi sa di avere ragione; in realtà sudavo copioso. Ma sono passato. Duty free, breve attesa, imbarco, controllo biglietto, cintura allacciata. Era fatta, ero sull’aereo. Stavo pensando a come dev’essere precipitare quando lo speaker dell’aereo fa un annuncio, per fortuna bilingue: cinese e russo. I cinesi seri, i russi ridono. Poi tutti si alzano e prendono i bagagli. Che succede? Hanno saputo che a bordo c’ero io e hanno sospeso il volo? Io non capivo ma copiavo. Mi sono alzato, ho preso lo zaino e mi sono messo in fila. Poi vedo una hostess e chiedo spiegazioni. Che succede? Perchè scendiamo? Cambio, diceva quella, cambio. Sì ma perchè cambio. Poi una ragazza russa si avvicina e mi dice: “L’aereo è rotto. Bisogna cambiarlo”. Cosa? Cosa? Come rotto? Rotto? Ma non fanno manutenzione? In quel momento mi sono passati davanti tutti gli edifici, gli autobus, le strade, le camere e i muri della Cina, e le condizioni in cui versavano. Di certo i cinesi non sono i più forti sostenitori della manutenzione, ma credevo che per gli aerei ci fossero delle regole. Forse è così, ma al momento non ne sono più tanto sicuro. Già volare non è il mio forte, se si aggiunge anche questo fattore ecco che la sicurezza si dilegua e al suo posto compare la paranoia. Sono in paranoia: l’ultima sfiga che mi rimane da collezionare è precipitare con l’aereo. Almeno sotto c’è la terra, questo mi conforta. Sulla terra si trovano gli aeroporti, e non puoi scegliere luogo migliore per atterrare, anche in caso di emergenza.

Così adesso sono seduto davanti al nuovo gate, il volo è alle 22:30 e io mi crogiolo immaginando tutte le peggiori cose che potrebbero succedere sull’aereo. La mia scena apocalittica preferita è il contatto tra due aerei ad alta quota come si vede in Fight Club. Se dovesse succedere spero di morire di infarto sul colpo, secco, indolore. Ma potendo scegliere spero non succeda. Scriverei ci vediamo in Russia, ma non voglio fare provocazioni a forze oscure o al signor Murphy in persona. Ci vediamo quando ci vediamo.

P.S. Ah, ma poi: perchè ridevano i russi?


Arrivederci Asia

Urumqi, Cina, 22 apr 2011, giorno 101, ore 13:28, ostello

Tra qualche ora avrò il volo. Dopo tre mesi spesi a scorrazzare per l’Asia credo sia il caso di tirare un riga e fare un bilancio. Ho visitato molte città, ho cambiato spesso bandiera e ho sempre lottato contro la burocrazia. Ho conosciuto tante persone, alcune superficialmente, altre più a fondo, ma tutte mi hanno lasciato qualcosa. Ho fatto grande scorta di templi, una scorta che credo durerà per un bel pezzo. Vorrei poter dire di avere imparato qualche lingua, ma questo mi manca. Mi sono sempre scontrato con gli ideogrammi asiatici e per quanto mi sia sforzato, non posso dire di andare oltre le cinque espressioni basilari: grazie, ciao, scusa, arrivederci e prego. Ah, anche “non piccante”, essenziale per il mio quieto vivere. L’Asia mi è piaciuta, è un viaggio da fare almeno una volta nella vita. Ti mette davanti ad un mondo che è totalmente diverso dal tuo, dall’Europa, dalla nostra filosofia di vita. Ho pensato a lungo a quali parole usare per descrivere questa differenza. Credo che ce l’avrei fatta ad esprimermi, se non avessi letto una frase di Terzani. E’ talmente perfetta e giusta, l’ho trovata così vera, che ha assunto per me i caratteri di una definizione. La riporto:

…l’Occidente – diceva – è la cultura intesa come scienza, cioè come conoscenza del mondo attorno all’io, mentre l’io è solo strumento e luogo di pensiero; ne derivano le scienze della natura e dell’osservazione. L’Oriente invece – cioè l’India, perché secondo lui tutto venne da lì anche in Giappone attraverso la Cina e la Corea – vuol dire cultura in quanto ricerca dell’io pensante, il pensiero inteso come pensiero dell’io che pensa se stesso perché l’io non è parte del tutto, ma il tutto. Il distinguere è illusione; il tutto, l’assoluto, è verità. Cercare di distinguere è la via dell’errore. In queste due direzioni – dice lui – il mondo s’è mosso per secoli arrivando a questo pauroso abisso di oggi in cui da una parte c’è l’io che ha dimenticato se stesso nella conoscenza dell’attorno, anzi è diventato schiavo del conosciuto – la civiltà della macchina e la fine dell’umanesimo -; dall’altra parte c’è l’io che ha raggiunto profondità ricchissime e forme di cultura avanzate, ma che, avendo dimenticato la conoscenza dell’attorno, ora muore di fame e ancora di peste e di lebbra…”.

Tiziano Terzani, “In Asia”, pag. 21

Difficile fare meglio di così, anche se a consolarmi è il fatto che quelle sopra citate non sono nemmeno parole di Terzani, ma uno stralcio di dialogo avuto con un personaggio incontrato lungo il suo viaggio. La regola, tuttavia, è chiara: “verba volant, scripta manent”, quindi sono parole di Terzani. Direi che racchiudano tutto ciò che ho riscontrato nella pratica.

Tornando al mio caso, non mi paragono minimamente allo scrittore e giornalista italiano. Non ho conosciuto l’Asia così a fondo, non ho visitato tanti Paesi (di sicuro non tutti quelli che avrei voluto visitare), non ho speso così tanto tempo tra gli occhi a mandorla. Ho giusto dato una spolverata alla superficie e mi sono fatto un’idea, ma sono contento di quello che ho fatto. Guardandomi indietro sono soprattutto contento di essere volato subito in Giappone. Allora la cosa mi indispettì, ma vedendo come sono andate le cose, mi sarei indispettito maggiormente se mi fossi ritrovato impossibilitato ad andarci per via dello Tsunami. E’ una buona lezione: a volte le cose non vanno come vorremmo, ma unendo i puntini scopriamo che in realtà sono andate meglio di quanto non potessimo sperare. E’ un ragionamento che si può fare solo a posteriori, quindi ci vuole del tempo. Anche il fatto che adesso come adesso sia obbligato ad andarmene è una situazione che magari si rivelerà la cosa migliore che mi potesse capitare. Non so cosa farò una volta ad Helsinki, ma non sono affatto triste o scoraggiato. Lo ero quando ho impattato con la realtà delle cose, ma ora, a mente fredda, sono estremamente curioso di scoprire cosa mi riserverà il futuro, fiducioso che sarà bellissimo. Ho qualche progetto, certo, ma voglio aspettare a pronunciarmi di avere tutte le informazioni. Quando saprò, scriverò.

Un’altra decisione giusta è stata quella di non volare direttamente in Cina, ma fermarmi a Taipei e Singapore. Uno sbattimento, per alcuni, una possibilità, per me. Una possibilità di visitare luoghi che normalmente non fanno parte delle mete tradizionali asiatiche. Ho commesso qualche errore in Mongolia, avrei potuto rimanere di più, ma ho dovuto fare i conti con i visti e con il tempo, oltre che con la geografia. Se mi fossi reso conto prima che la Cina confinava direttamente con il Kazakistan avrei agito diversamente, ma a quel tempo non lo sapevo. Un errore stupido, da pivello ignorante, che mi è costato molto caro. Ormai è andata, ma posso assicurare che sarà un errore che non commetterò mai più, a costo di fare come alle elementari e mettermi a scrivere sul quaderno “la Cina confina a sud con….”.

C’è anche un po’ di gioia, non la nascondo, nel tornare in Europa. Oltre alla lingua, sulla quale mi sono già espresso nei post precedenti, c’è anche la questione cibo. Dopo tre mesi di riso, noodles e ravioli, non vedo l’ora di mangiare qualcosa di simile alla mia cucina. Sarà solo molto dura riabituarsi ai prezzi europei e soprattutto finlandesi. Una notte in ostello a Helsinki, nel più economico che abbia trovato, costa 20 Euro. 20 Euro, mi viene male solo a pensarci. Con la stessa cifra in Cina sto in ostello una settimana. Credo che se il collegamento tra il centro e l’aeroporto costerà meno che dormire in ostello, allora dormirò in aeroporto per un po’, come facevo a Hong Kong. Dal mangiare non posso esimermi, ma cercherò di risparmiare il più possibile.

Credo che tornerò da queste parti. Certo un giorno visiterò per bene il sud est asiatico. Inoltre mi piacerebbe tornare in Cina da qui a dieci anni, vedere se il miracolo cinese sarà effettivamente esploso, vedere tutte queste costruzioni completate e vedere come cambierà il loro modo di vivere. Sono felice di aver assistito alle fasi iniziali di questo embrione. Spero per loro che le cose vadano bene per tutti, soprattutto per le zone rurali. Sono curioso di sapere cosa farà il governo per gestire questo divario.

Ci sarebbero anche altre cose da dire e da analizzare, ma avrò tempo una volta tornato a casa, quando potrò osservare questo viaggi da lontano. Salirò sul banco della mia normalità e ricorderò a me stesso che bisogna sempre guardare le cose da angolazioni diverse. Questo è tutto; se non interverranno forze maggiori che impediranno il corso naturale del mio viaggio, il prossimo post sarà scritto dall’Europa. Da Mosca se sarò fortunato o tutt’al più da Helsinki.

Arrivederci Asia, spero non passi troppo tempo per il nostro prossimo incontro. E’ stato un vero piacere conoscerti. Stammi bene.


Epilogo

Urumqi, Cina, 21 apr 2011, giorno 100, ore 19:14, ostello

Ci siamo, la faccenda è conclusa. Sembrava tutto fatto ieri sera; prenotato il volo da casa, una cosa sicura. Poi una mail nella notte cinese (ora di Beijing, come dicono da queste parti) sintomo della difficoltà di dormire dovuta ancora ai pensieri del post precedente. “La prenotazione non è stata confermata”. E con questo siamo a due. Il sonno ha preso poi finalmente il sopravvento e il problema è scivolato tra le ombre di Morfeo. Ma stamattina si è ripresentato. Non mi restava che prenotare in agenzia, a qualsiasi prezzo, per qualunque destinazione che non richiedesse un visto. La Lonely Planet mi segnalava un’agenzia molto a sud del mio ostello. Mi sono messo in marcia, ma dell’agenzia nessuna traccia. Forse aveva chiuso, forse non c’era un’insegna leggibile. L’ho cercata a lungo, ma invano. Stavo per ritelefonare a casa quando mi è piovuto dal cielo un ufficio della Southern Airlines. Non avrei potuto desiderare di meglio. Proprio la compagnia con cui avrei dovuto prenotare dal sito web. Sono entrato e ho chiesto informazioni sullo stesso volo. Parlavano inglese, è stato facile. Mezz’ora e avevo il biglietto. Urumqi – Mosca, sedici ore di attesa in aeroporto e poi Mosca – Helsinki. Ironia della sorte ho anche speso meno che da sito web: 460 Euro solo andata. Avevo il terrore che nell’atto della prenotazione qualcosa andasse storto. Mi aspettavo da un momento all’altro che l’agente mi dicesse “Sorry, it’s impossible” e poi adducesse un motivo qualunque. Dopo tutti i miei guai burocratici ho iniziato a credere ciecamente nella legge di Murphy, ne sono diventato rispettoso all’estremo, quasi riverente. Invece non è successo nulla, ho pagato, ho ritirato il biglietto e sono uscito.
La mia avventura asiatica si concluderà domani, salvo ulteriori imprevisti. Ieri ero piuttosto abbattuto all’idea, oggi però mi sento benissimo, in forma, quasi smanioso di ritornare in Europa. La cosa che mi fa sorridere è che finalmente potrò tornare a parlare con tutti, a leggere i cartelli, a chiedere informazioni a chiunque. Sembra una bazzecola, ma questa barriera linguistica che mi trascino dal Giappone, e che sembra terminerà con l’arrivo a Helsinki, ha avuto il suo peso. Non ci ho pensato fino a che non mi sono trovato davanti questo pensiero, ma sarà bello poter tornare di nuovo ad una comunicazione attiva. Parlavo da solo da troppo tempo, sono andato ad intuito per troppi chilometri. L’inglese tornerà a farla da padrone, ed io ne sono felice. Inoltre la Finlandia mi incuriosisce parecchio. Ho pensato che avrò tante possibilità di itinerario una volta giunto laggiù, anche senza andare in Russia. Insomma, il viaggio è lungi dall’essere concluso. Il problema più grande ora, se di problema si può parlare, è il denaro. Le due prenotazioni mancate mi hanno “mangiato” più di 800 Euro e il biglietto che ho comprato in contanti se ne è portati via altri 460. La mia situazione è questa: sul conto ho 5,24 Euro, ho 300 RMB cinesi in contanti (tipo 30 Euro), 7000 e rotti Tugrug mongoli (4 Euro circa), 135 dollari americani e 5 euro che mi porto dietro da Budapest. Più spiccioli e monetine da mezza Asia. Fine dei miei soldi. Gli 800 torneranno a casa non so quando. Ma contrariamente a quanto si possa pensare non sono preoccupato e non ho chiesto soldi a casa. Mi ritroverò in Finlandia, che è tipo il Paese più sicuro del mondo o comunque sul podio della sicurezza. Sarà una pacchia per me. Se non avrò denaro sarà solo un modo per avvicinarmi a McCandless, un modo per assimilare qualche altra informazione sul suo viaggio e il suo modo di vivere. Informazioni preziose, di cui ho premura, prese in diretta, non da un libro. E ne sento davvero il bisogno di queste informazioni. Ma non voglio fare piani o farmi viaggi inutili. Quando arriverò a Helsinki farò i miei conti e valuterò il da farsi. Fino ad allora aspetterò e basta.

Ingannando il tempo ho scritto al Corriere della Sera. Ho letto un pezzo sulla proposta di cambiare l’articolo 1 della Costituzione. Non mi dilungo nei particolari. Io sono d’accordo, anzi cambierei di più. Ho sentito il desiderio di far sapere alla redazione il mio pensiero e l’ho fatto. L’attesa è lunga e a scrivere il tempo vola. Mi piacerebbe una risposta, ma dalla mia esperienza deduco che non arriverà.

Epilogo: Europa sto tornando. E sono carico.