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Archive for November, 2012

L’inferno è per gli eroi

Darling Farm, Bourke, NSW, 26 nov 2012, ore 12:33, giorno visto irrilevante

Qui Bourke, si va avanti ma le cose potrebbero andare meglio. Chiuso il capitolo potatura, oggi è iniziata la fase della raccolta. Prima il corn, il mais. Diciotto persone per raccogliere pochi filari. Si raccoglie a mano, i chicchi appena tinti di giallo. Un trattore con un nastro trasportatore sta davanti a noi che raccogliamo pannocchia per pannocchia. Tutto bello se non fosse per il caldo. Alle 5:30 il termometro segnava 25 gradi. Il sole non era nemmeno spuntato e già l’aria era calda e secca. Alle 10:30 i gradi sono diventati 35. Per raccogliere, oltre alla tuta e alla felpa, indosso anche la sciarpa adesso. Il sudore sul collo si impasta con la polvere e i pollini e irrita tutto. Senza è un suicidio, meglio il caldo. Col sopravanzare della calura il ritmo si è abbassato, la raccolta rallentava e tra i filari di granoturco la temperatura era, se possibile, anche più alta. Non un filo di vento e quel poco che spirava era bloccato dal muro di piante. Sylvie è svenuta. Stava bene, poi il cuore ha accelerato, poi tutto nero. E’ stramazzata ma si è ripresa in fretta. Alle undici nemmeno il supervisor ci ha fermati. Troppo caldo, se continuate domani la metà di voi sarà ammalata. Visi stremati, rossi per il caldo e la fatica, odore di sudore misto a polvere rossa, polline e moccio. Non ho mai fatto una cosa così in vita mia. Ma non vi preoccupate, aggiungono i veterani delle raccolte, i veri cittadini di Bourke, siamo ancora in primavera. I 50 gradi preannunciati un po’ da tutti per dicembre, adesso mi fanno più paura. Il problema vero è un altro. I meloni ed i cocomeri non possono restare sotto al sole. Quando sono maturi vanno raccolti. Qualunque cosa accada. Se rimangono sul campo il sole li brucia e se viene a piovere tutto è da buttare. No, vanno raccolti tutti al momento giusto. Caldo, sole, svenimenti, non c’è scusa. Anche se ci fosse da lavorare fino a sera sotto al solleone. Quando si torna nel vagone, dopo che la giornata è finita e si fa la doccia, una volta asciugati sembra di avere la febbre. E’ come se il corpo espellesse tutto il calore accumulato. La pelle è rovente e le membra sfinite. Più passa il tempo e meno capisco come si possa pensare di farlo tutta la vita. Judy, la mia cara Judy, il supervisor migliore del mondo, è il mio eroe. Ha 62 anni e non batte ciglio. Dice sempre che ha caldo, ma beve pochissimo e non si ferma mai. Altra stoffa, altre abitudini. Io non sono paragonabile. Io spero solo che tutto finisca il più presto possibile.

 

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Prosciutto crudo

Darling Farm, Bourke, NSW, 7 nov 2012, ore 14:46, giorno visto 17/88

Qui Bourke, tutto bene, si va avanti. L’avvenimento che mi ha spinto a battere sui tasti è proprio il prosciutto. Proprio ora, mentre sto scrivendo, sto gustando un toast al prosciutto crudo. La sensazione è indescrivibile. Il prosciutto crudo, quello vero, quello rosso, tagliato a macchina, un taglio fine, con una striscia sottile di dolcissimo grasso. Un pezzo di casa piovuto dal cielo, o meglio, piovuto da Dan. Il signor Dan è lo zio di Andrew, il ragazzo (non ha nemmeno trent’anni) che mi paga per vivere qui e strappare a mano rami secchi dagli alberi di mandarini. Questo signore è molto simpatico e durante le pause del mattino e del pranzo mi chiede sempre cose sull’Italia. Quando non cerco di spiegargli il motivo per cui Berlusconi non va effettivamente in carcere, generalmente parliamo di cibo. Qualche giorno fa abbiamo parlato a lungo del maiale. Quando mio nonno lo macellava, dopo qualche mese casa mia era invasa da ogni tipo di salume e di tagli di carne. Quando il tempo era passato a sufficienza arrivava anche il crudo. Ci voleva di più, ma l’attesa valeva il premio. Pochi giorni fa Dan ha macellato un maiale e tutto quello che ne è uscito sono state bistecche. Niente affettati o salumi: bistecche. Non mangiano nemmeno lo zampone ed il cotechino. Gli ho spiegato che in Italia questa cosa non esiste. Abbiamo un detto: del maiale non si butta via niente. Lui deve esserne rimasto molto colpito, soprattutto del fatto che la coscia del maiale da noi diventa prosciutto crudo. Quel velo di mistero che cela al profano il  processo per la stagionatura della carne. Bè Dan è andato a Dubbo, una città città a 370 chilometri da Bourke, ed ha chiesto se ne poteva averne un po’. Non so bene con chi abbia parlato o dove sia andato. Io a Perth lo trovavo solo in un negozio di emigranti italiani. L’ha trovato. Poi ce l’ha portato. 12 dollari per due etti di crudo. Quando me lo ha consegnato il pacco era ancora chiuso. Non credo l’abbia assaggiato. Credo che l’abbia fatto solo per portarci davvero un piccolo pezzo di casa. Non ha voluto nemmeno un dollaro. Io e Sylvie ci siamo rimasti di sasso. Non ce lo aspettavamo proprio. Stavamo mangiando quando Dan è arrivato e ci ha chiamati a sé con un segno del dito. Questo è per voi, a piece of home. Meraviglioso. Viene voglia di sdebitarsi, ma come si fa? E’ stato un gesto bellissimo. Appena rientrati nel container io e Sylvie ce lo siamo litigati ma siamo riusciti a salvarne almeno la metà per domani. Mi mancava il crudo e ora, grazie alla generosità di Dan, casa è un po’ meno lontana e Bourke è un po’ più vicina.


Qui Bourke, tutto bene, si va avanti

Darling Farm, Bourke, NSW, 3 nov 2012, ore 18:12, giorni visto 13/88

Qui Bourke, tutto bene, si va avanti. Sono già tredici giorni di vita nei campi, tredici giorni di visto in meno da reggere. Non posso certo dire che mi piaccia, ma almeno gli stati di disperazione dei primi giorni sono lontani. Più passa il tempo in questa valle di meloni e più mi abituo, conosco, mi tempro. Giusto le storie sui serpenti turbano un poco i miei sonni e le mie docce. Storie di backpacker del passato, che nessuno ha conosciuto, i quali hanno trovato serpenti ovunque, dai letti alle docce a qualsivoglia altro posto. Uno è stato anche morso, ma si è salvato, si narra. Non do tanto peso a queste chiacchiere, ma da qualche tempo ho preso a portare con me la scopa dentro alla doccia. Così, per essere sicuro, per avere un’arma di sorta. Non credo di riuscire ad ucciderne uno, e nemmeno vorrei provarci, ma dicono che se un serpente ti morde è meglio ucciderlo e portarlo al medico che ti deve salvare la vita. E’ la maniera più sicura per non sbagliare antidoto. A casa stavo in doccia delle ore. Qui faccio molto prima.

E’ anche arrivato già il primo stipendio. 830 dollari per 67 ore di lavoro meno 500 dollari tra affitto e caparra. Non male, anche se prendevo meglio a Perth. Tuttavia non mi lamento; vado avanti e vivo giorno dopo giorno. 79 all’alba. 78. 77. I lavori da eseguire procedono e variano. Si zappa, si pota, si tolgono i rami secchi con le mani. Li odio tutti, ma tanto è uguale. Alle due e mezza si finisce e domani è un altro giorno. La mattina è però il momento peggiore della giornata. Devi iniziare, è freddo e buio. Prima si iniziava alle sei e mezza, ora alle sei. E’ indispensabile, perché come fa tanto freddo la notte, fa tanto caldo di giorno. A mezzogiorno, di solito, la temperatura va dai 30 ai 40 gradi. Poca aria e comunque quella poca che soffia non riesce a penetrare i filari di mandarini. E’ un forno a cielo aperto, e più si va avanti più farà caldo. Dicono che in piena estate, tra dicembre e gennaio, si arrivi tranquillamente a 50 gradi. Tranquillamente. Quindi iniziare prima è una gran bella cosa. Ho anche qualche notizia in più sul mio futuro. Per le prossime due o tre settimane si poterà e poi si inizierà a raccogliere i meloni. Ogni volta che si tira fuori questo argomento la gente abbassa lo sguardo. Chi l’ha fatto, racconta che sia davvero una gran fatica. Le ragazze, tra cui Sylvie, verranno messe nel capannone dove si impacchetta la frutta ed i ragazzi, tra cui me, raccoglieranno i meloni. Un altro modo per dirlo sarebbe che le ragazze stanno al fresco ed i ragazzi sotto al sole. Un altro modo ancora sarebbe che le ragazze se la spassano e i ragazzi si spaccano. E stessa paga. E’ discriminazione. Bella e buona discriminazione di una volta. Le ragazze agli affari da ragazze e gli uomini a lavorare duro. Però qui non ho visto femministe. Sarà un caso ma negli ultimi cento anni nessuno si è mai lamentato, ho chiesto in giro. Non si è mai vista una ragazza saltare su e dire: “Cosa? Che storia è questa? Noi in un capannone all’ombra e gli uomini sotto al sole a schiene piegate? E’ inaccettabile. Noi non siamo diverse da loro. Sapete una cosa? Mandate gli uomini ad impacchettare che noi andremo a raccogliere con 50 gradi”. Nessuna protesta, meno che meno ragazze a seni nudi che sbraitano con cartelli recriminanti il diritto di raccogliere i meloni. Non si è mai visto, qui, a Bourke, Australia.