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Euge VS la Thailandia

Lanzhou, Cina, 17 apr 2011, giorno 96, hotel

E’ un po’ che non scrivo. Ciò, tuttavia, non significa che me ne sia stato completamente con le mani in mano. In questi giorni di dolce far niente la mia mente si è accanita su un punto: la Thailandia. E’ un po’ che mi frullava in testa l’idea di andarmene un po’ al mare. Dopo quasi cento giorni di viaggio, avrò ben diritto ad un po’ di riposo. La Thailandia mi era sembrata la meta perfetta. Economica, suggestiva, calda e con uno dei mari più belli del mondo. Ho cominciato a guardare in giro qualche sito e ho scoperto con meraviglia che per arrivarci bastavano poche centinaia di euro. Sono stato un bel po’ a pensarci. Andare in Thailandia significava cambiare completamente location, vestiario, equipaggiamento, significava buttarsi in un nuovo Stato senza avere la minima idea di cosa aspettarsi. Era troppo bello per non farlo. Così, ho caricato la Postepay e ho prenotato. La risposta non mi è piaciuta subito. “La prenotazione NON è confermata. Stiamo verificando. Attendi una mail di conferma”. Preferisco la Ryan, o la Tiger, o la Jetstar. Loro ti danno subito il biglietto. Volagratis no. Così attendo, faccio una doccia, mi faccio dei viaggi mentali e finalmente arriva la mail. Sorry mister, niente biglietto. A quanto pareva c’erano stati dei problemi di comunicazione, non era possibile contattare la compagnia e un altro po’ di bla bla. Poco male, penso, cambierò sito. Tornai così a fare ricerche, rendendomi però subito conto che i prezzi più competitivi erano sul sito che mi aveva rifiutato la prenotazione. Ci ritorno, cambio date e riprenoto. “La transazione presenta degli inconvenienti”. Hummm, e questo cos’è? Insospettito dalla parola “transazione” controllo il saldo della Postepay: i soldi non c’erano. Ah, i cani. Prendono i soldi e non mi danno il biglietto. Approfittando di una chiamata a casa, chiedo al quartier generale di chiamare il sito al numero verde e domandare qualche chiarimento. La risposta non tarda ad arrivare. “Bla bla bla, ci vogliono dai due ai dieci giorni per il riaccredito”. Ecco fatto. Mentre la mia immaginazione mi proiettava già sulle bianche spiagge thailandesi, la tecnologia bancaria mi inchiodava a Lanzhou. E per fortuna che non mi ero fatto ancora rimborsare il biglietto del treno per Urumqi, altrimenti sì che sarei impazzito. Non far nulla è bello, ma preferisco muovermi. Così, riassumendo, la situazione è la seguente. Domani andrò a Urumqi e inoltrerò domanda per il visto Kazako. Se questo visto è come tutti gli altri da me richiesti, avrò una finestra di entrata di almeno un paio di mesi. Questa finestra mi fornirebbe tutto il tempo necessario per la mia visitina in Thailandia. Da Urumqi il volo per Bangkok costa ancora meno che da Lanzhou, quindi se riuscirò a prenotare e se il visto non mi creerà problemi, avrò tutto il tempo per volare tranquillo al sole dei tropici. Dalla Thailandia poi, se avrò il visto, potrò rivolare in Kazakistan ad Almaty e da lì proseguire la mia strada verso casa. In teoria è tutto bello e facile, in pratica possono andare storte un sacco di cose ancora. Quindi non faccio piani, mi limito ad improvvisare, anche se devo ammettere che sto già pensando a dove procurami un costume da begno e della crema solare. La mia testa è molto più veloce della burocrazia e della tecnologia messe insieme. Si vedrà!


L’attesa

Lanzhou, Cina, 15 apr 2011, giorno 94, hotel

E così siam di nuovo qui, Lanzhou, la città più brutta e triste della Terra. La mia grande fortuna continua a perseguitarmi, cosicchè dovrò attendere qui il treno per Urumqi fino al 18 di aprile. Che bello. Sono proprio contento. In questi giorni ne approfitterò per fare alcune cose noiose, come il bucato, e per tentare di domare il mio intestino, ancora provato dopo i farmaci del passato. Il piano è andare a Urumqi, fare il visto kazako e entrare in Kazakistan. Tutto qui. A meno che la noia dell’attesa non si trasformi in un qualche colpo di testa direi che non ci saranno novità.

Un post breve e triste per una città triste. Odio Lanzhou!


Bandolero stanco

Xining, Cina, alt. 2275 m, 3 apr 2011, giorno 82, ore 18:04, ostello

Finalmente ho lasciato Langzhou. Devo dire che è stata la più brutta città che abbia mai visto in Cina. Mi metteva addosso una gran tristezza, mi sentivo lontano da casa. Non ci sono ostelli, a Langzhou, e la mia solitudine era accresciuta da una squallidissima camera in un albergo da film horror senza servizi, doccia e internet. I servizi c’erano, ma il loro stato era tale per cui era come se non ci fossero stati.

Adesso sono a Xining. La prima cosa che colpisce all’arrivo sono i palazzoni. Credo di anon averne mai visti tanti in vita mia. Dalla stazione dei treni al centro si passa per un quartiere composto da palazzoni di cinquanta piani come minimo e tutti in costruzione. Se ne contavano a decine. Immagino che la crescita demografica da queste parti sia prevista altissima per gli anni a venire. Dal mio lato, se mi dovesse capitare di comprare uno di quegli appartamenti, vi chiedo di spararmi. Sarebbe cosa assai gradita, piuttosto che vivere in quella giungla di asfalto e cemento.

Torniamo a parlare di Tibet. A Lanzhou sono riuscito a fare il versamento per il deposito sul tour. Quei bravi ragazzi a Chengdou hanno aspettato proprio fino all’ultimo per inoltrare i documenti all’ufficio competente, forti del dubbio che io fossi un truffatore dei più assidui. Ne risulta che il permesso, se mai dovesse arrivare, arriverà il 7 di aprile, che è lo stesso giorno in cui dovrò prendere il treno per Lhasa. Treno che è impossibile prenotare senza presentare il permesso di viaggio. La morale della favola è che domani dovrò andare in stazione a cercare un cinese che compri al posto mio il biglietto per Lhasa. Se non dovessi trovarlo, o dovessero esserci delle difficoltà a livello di comunicazione, cosa non improbabile, sarebbe interamente un problema mio, a detta dei ragazzi di Chengdou. Ho qualche scrupolo riguardo alla riuscita del mio intento, soprattutto sono stanco di lottare contro questo gigante che sembra non avere il minimo interesse a farsi raggiungere dal sottoscritto. Se non fosse che il Tibet è anche la porta di accesso al Nepal, devo ammettere che forse vi avrei rinunciato. La mia filosofia di viaggio ha protestato con clamore contro la mia ostinazione a voler perseguire quella meta. Viaggiare dovrebbe essere un piacere, non una tortura come lo è diventato negli ultimi giorni. Eppure, ciononostante, eccomi qui, a sperare che tutto si risolva per il meglio e a continuare ad alimentare quella fiducia che con tanta solerzia ho riposta in sconosciuti. Non mi resta dunque altro da fare che godermi Xining e i suoi palazzoni, sperando che il mio umore migliori e che questa stanchezza mi lasci così come mi ha trovato. Se non altro qui ho internet, quindi posso gozzovigliare allegramente e compiacermi dei risultati sportivi che mi giungono dall’Italia. Dalla Cina forza Milan.


Un po’ di numeri

Xi’an, Cina, 31 mar 2011, giorno 79, ore 17:09, ostello

Alle 22:30 ho il treno per Lanzhou. Nell’attesa ho fatto un po’ di conti. Ho rispolverato il mio taccuino e, tramite un sito che ho trovato per caso, ho calcolato quanta strada ho fatto finora.

Da quando sono partito da Bologna, secondo il programma del sito, ho percorso in totale 24.810 chilometri. Più della metà dell’ipotetica circonferenza dell’intero pianeta. Questi 24.810 km sono da suddividere: 16.892 in aereo, 6.884 in treno e 1033 in autobus. Tuttavia bisogna dire che il sito mi ha calcolato le distanze in linea d’aria, e non seguendo le strade o le rotaie. Inoltre non ho contato i piccoli spostamenti o le escursioni per motivi pratici. Per l’aereo non è un gran problema, il dato è attendibile, ma riguardo al treno e all’aereo ho seri dubbi in proposito. Non credo proprio che 6.884 km sia un dato accettabile, men che meno i soli 1033 km di autobus. Ho anche fatto una mappa approssimativa del mio percorso.

Mappa al 31 mar 2011Non è molto accurata, come d’altronde non lo sono i chilometri, però dà un’idea. Ho calcolato anche quanto mi è costato ogni singolo chilometro. Ponendo di avere speso 3300 Euro in 79 giorni di viaggio (anche questo dato non è affatto certo in quanto dovrei controllare gli estratti conto per esserne sicuro), ne risulta che ogni chilometro mi è costato 0,133 Euro. Direi di essere stato abbastanza bravo, contando che i chilometri dovrebbero essere molti di più. In quei 13 centesimi è compreso tutto: trasporti, cibo, dormire, visti e tutti gli extra. Ciò per dare un’idea generale di quanto può costare un viaggio del genere e, per paragone, di quanto occorra spendere per viaggiare come indipendenti.

Viaggiare da indipendenti che è impossibile in Tibet. Oggi sembra che finalmente si arrivata la risposta definitiva. La mia agente di Chengdu mi aveva fatto un prezzo troppo alto, quasi 500 Euro per 8 giorni di viaggio. A questa notizia, arrivatami in serata, ero molto abbattuto, ma non mi sono dato per vinto. Ho tirato fuori il mio taccuino e ho scritto email a quasi tutte le persone che ho incontrato in questo viaggio, chiedendo aiuto o informazioni riguardo alla mia prossima meta. Fortunatamente Theo mi ha risposto e mi ha dato la mail di un altro ostello di Chengdu che organizza viaggi in Tibet. Li ho contattati e questi mi hanno risposto quasi subito. Morale della favola, sarebbe un tour per tre persone, io e una coppia di non so dove, al prezzo di 300 Euro. Non è il massimo, ma rispetto ai 500 che mi avevano fatto supporre è una gran soluzione. Attendo le istruzioni per il pagamento e intanto mi avvicino al tetto del mondo. La prossima città, Lanzhou, sarà solo a 1600 m s.l.m., ma già a Xining, la seconda tappa, sarò a 2275 m s.l.m. Da lì andrò a Golmud, 2800 m s.l.m. e “soltanto” 800 m di differenza di altitudine da Lhasa. In questo modo non dovrei aver problemi di mal d’altitudine. Purtroppo non posso fare nulla riguardo alla burocrazia. Sono nelle mani di persone che non ho mai visto e che spero si rivelino oneste almeno la metà di quanto mi abbiano fatto supporre. In fin dei conti, a me basta arrivare. Una volta lì, tour o non tour, sono sicuro di riuscire ad arrangiarmi. La sorveglianza, però, è stratta, talmente stretta che una volta finito il periodo di soggiorno che hai concordato con l’agenzia di viaggi, o ti portano al confine Nepalese o ti fanno salire su un treno diretto in Cina. Non ti mollano un attimo. Queste sono le notizie che ho da qui. Una volta arrivato finalmente in Tibet,  mi renderò conto se siano cose serie o robe per turisti.