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Un po’ di numeri

Xi’an, Cina, 31 mar 2011, giorno 79, ore 17:09, ostello

Alle 22:30 ho il treno per Lanzhou. Nell’attesa ho fatto un po’ di conti. Ho rispolverato il mio taccuino e, tramite un sito che ho trovato per caso, ho calcolato quanta strada ho fatto finora.

Da quando sono partito da Bologna, secondo il programma del sito, ho percorso in totale 24.810 chilometri. Più della metà dell’ipotetica circonferenza dell’intero pianeta. Questi 24.810 km sono da suddividere: 16.892 in aereo, 6.884 in treno e 1033 in autobus. Tuttavia bisogna dire che il sito mi ha calcolato le distanze in linea d’aria, e non seguendo le strade o le rotaie. Inoltre non ho contato i piccoli spostamenti o le escursioni per motivi pratici. Per l’aereo non è un gran problema, il dato è attendibile, ma riguardo al treno e all’aereo ho seri dubbi in proposito. Non credo proprio che 6.884 km sia un dato accettabile, men che meno i soli 1033 km di autobus. Ho anche fatto una mappa approssimativa del mio percorso.

Mappa al 31 mar 2011Non è molto accurata, come d’altronde non lo sono i chilometri, però dà un’idea. Ho calcolato anche quanto mi è costato ogni singolo chilometro. Ponendo di avere speso 3300 Euro in 79 giorni di viaggio (anche questo dato non è affatto certo in quanto dovrei controllare gli estratti conto per esserne sicuro), ne risulta che ogni chilometro mi è costato 0,133 Euro. Direi di essere stato abbastanza bravo, contando che i chilometri dovrebbero essere molti di più. In quei 13 centesimi è compreso tutto: trasporti, cibo, dormire, visti e tutti gli extra. Ciò per dare un’idea generale di quanto può costare un viaggio del genere e, per paragone, di quanto occorra spendere per viaggiare come indipendenti.

Viaggiare da indipendenti che è impossibile in Tibet. Oggi sembra che finalmente si arrivata la risposta definitiva. La mia agente di Chengdu mi aveva fatto un prezzo troppo alto, quasi 500 Euro per 8 giorni di viaggio. A questa notizia, arrivatami in serata, ero molto abbattuto, ma non mi sono dato per vinto. Ho tirato fuori il mio taccuino e ho scritto email a quasi tutte le persone che ho incontrato in questo viaggio, chiedendo aiuto o informazioni riguardo alla mia prossima meta. Fortunatamente Theo mi ha risposto e mi ha dato la mail di un altro ostello di Chengdu che organizza viaggi in Tibet. Li ho contattati e questi mi hanno risposto quasi subito. Morale della favola, sarebbe un tour per tre persone, io e una coppia di non so dove, al prezzo di 300 Euro. Non è il massimo, ma rispetto ai 500 che mi avevano fatto supporre è una gran soluzione. Attendo le istruzioni per il pagamento e intanto mi avvicino al tetto del mondo. La prossima città, Lanzhou, sarà solo a 1600 m s.l.m., ma già a Xining, la seconda tappa, sarò a 2275 m s.l.m. Da lì andrò a Golmud, 2800 m s.l.m. e “soltanto” 800 m di differenza di altitudine da Lhasa. In questo modo non dovrei aver problemi di mal d’altitudine. Purtroppo non posso fare nulla riguardo alla burocrazia. Sono nelle mani di persone che non ho mai visto e che spero si rivelino oneste almeno la metà di quanto mi abbiano fatto supporre. In fin dei conti, a me basta arrivare. Una volta lì, tour o non tour, sono sicuro di riuscire ad arrangiarmi. La sorveglianza, però, è stratta, talmente stretta che una volta finito il periodo di soggiorno che hai concordato con l’agenzia di viaggi, o ti portano al confine Nepalese o ti fanno salire su un treno diretto in Cina. Non ti mollano un attimo. Queste sono le notizie che ho da qui. Una volta arrivato finalmente in Tibet,  mi renderò conto se siano cose serie o robe per turisti.

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Toccata e fuga: Xian

Xian, Shaanxi, 9 mar 2011, giorno 57, ore 22:57, ostello

Xian, antica città capitale di Cina, offre tanto da vedere.  Sfortunatamente io sono povero di tempo, quindi la giornata di oggi è stata gestita come nei migliori tour organizzati: esercito di terracotta, museo, pagoda e mura cittadine. Tutto in 16 ore. E’ terrificate, non lo nego, ma domani per forza devo essere sul treno che mi porterà a Beijing, altrimenti rischio di non ottenere il visto per la Mongolia prima che mi scada quello della Cina. Odio sempre crescente per la burocrazia.

Tornando alle meraviglie cittadine, il famoso esercito di terracotta mi ha un po’ deluso. Per quelli che non sapessero di cosa si tratta, dirò brevemente che parliamo di  sette, ottomila guerrieri, costituiti appunto di terracotta, e  messi a guardia della tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. Non si sa di preciso se siano stati creati per proteggerlo nell’aldilà o per renderlo abile da trapassato di compiere tutte le imprese che compì da vivo; quantunque essi esistono. Sono conservati in un immenso capannone costruito sopra al sito, mentre gli scavi che piano piano li riportano alla luce sono ancora in corso. Una visita breve, all’interno di questo spazio che, a causa della pochissima luce di cui è dotato, mette addosso al visitatore tanta tristezza. Almeno dal mio punto di vista. Non posso purtroppo dare nemmeno una descrizione ricca della città, in quanto i miei piedi non hanno fatto che sfiorarla e i miei occhi non hanno avuto il tempo di stancarsi nell’analizzarla. La Pagoda della grande oca è notevole. Si staglia contro al cielo appena fuori dalle mura e con i suoi sette piani rappresenta una maestosità che è tipica delle costruzioni antiche. Oltre a questo punto non oso spingermi. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo, curare i dettagli di questa mia visita, ma la burocrazia è inflessibile, ed io non ho nessuna voglia di darle motivi per perseguitarmi. Domani farò un altro giretto per la città e poi filerò via sul treno verso Beijing. Se il viaggio dovesse essere piacevole quanto lo è stato quello che mi ha condotto fin qui, sarei già ripagato del tempo che non ho potuto dedicare alla vecchia capitale.


Arrivederci Chengdu

Chengdu, Sichuan, 7 mar 2011, giorno 55, ore 22:04, ostello

Un po’ di malinconia nel lasciare Chengdu. In questa città ci stavo proprio bene, come una perla in un’ostrica. Sono certo che mi mancherà, anche se tra un mese sarò di nuovo qui per prendere la strada che, salvo ulteriori imprevisti, dovrebbe condurmi al tanto agognato Tibet e al Nepal. Se c’è un Dio dei viaggiatori da qualche parte, spero che interceda in mio favore con la burocrazia. Per qualche strana ragione questa entità sembra avercela con me, ma confido che dopo tanto perseguitarmi si sia stancato e voglia magari premiare la mia perseveranza con qualche inaspettato colpo di fortuna. Uno di questi potrebbe essere il treno che domani mattina mi porterà a Xi’an. Potrebbe essere pulito e poco affollato, la mia cuccetta potrebbe essere situata in uno scompartimento tranquillo, abitato da gente tranquilla. Potrebbe perfino avere un bagno pulito. Devo dire che non mi aspetto nessuna di queste cose, ma d’altro canto non mi aspetto nemmeno un ulteriore viaggio come quello che ho fatto per arrivare fin qui. Non so se lo reggerei, devo essere sincero. Sono quasi due mesi che mi sballotto da una parte all’altra dell’Asia, e sebbene il mio spirito sia determinato e il mio corpo si sia abituato alle scomodità del viaggio disorganizzato, non nascondo che spero che l’esperienza acquisita mi possa rendere gli spostamenti meno difficoltosi e magari più confortevoli. Ma questa è la via, quindi non resta che percorrerla e vedere quello che succederà.

Tra le altre cose che mi lascio alle spalle per volgere il mio cammino verso nord, mi dispiace lasciare Xiaoxiu e la signora che mi vende i noodles all’angolo della strada. Quest’ultima, sebbene la frequenti da poco, posso dire che è abbastanza simpatica e che mi mancherà. Con Xiaoxiu, invece, è un po’ diverso. Negli ultimi giorni era andato a fare un’escursione alla quale io non ho potuto partecipare in quanto egli era entrato in possesso dell’ultimo biglietto dell’autobus disponibile (ne converrete con me che quell’entità di cui sopra si è proprio accanita). Oggi, al suo ritorno, siamo stati entrambi sinceramente felici di rivederci. Sorrisi e abbracci. Poche parole, ma ci siamo intesi. Anche con lui, però, è solo un arrivederci. Quando il mio peregrinare per il continente asiatico sarà terminato e arriverò a Shanghai, allora ci rivedremo. Mi ha promesso una partita a calcio e io voglio dimostrare la superiorità del calcio europeo. I miei piedi non ne sono certo all’altezza, ma l’umore è alto. Se si trovassero altri ragazzi italiani dentro a qualche università si potrebbe anche tentare un Italia – Cina. Non sarà trasmesso sulla RAI ma sarei molto contento di partecipare ad una partita del genere. Mal che vada mi accontenterei di un Europa – Cina. Spero solo non ci siano poi tanti giocatori o rischio di restare in panca.