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The Innocence of Muslims

Sydney, NSW, 15 set 2012, 15:26

Oggi per la prima volta da quando sono in Australia ho assistito ad un fatto di attualità. L’idilliaca pace rappresentata dal benessere australiano è stata intaccata da una manifestazione violenta in pieno centro. Con gli occhi di un viaggiatore del tutto estraneo ad i fatti di politica estera e di integrazione australiani, ho potuto constatare anche qua un’attitudine alla violenza che mai mi sarei aspettato. Ma andiamo con ordine.

Oggi avevo l’appuntamento all’Apple Store per sistemare il mio computer. Mentre stavo parlando col ragazzo del Genius Bar, dalla strada sottostante al negozio giungono urla e rumori tipici di una manifestazione. Il ragazzo istintivamente cerca di capire cosa succede, io cerco solo di capire se il mio mac tornerà quello di prima. Ho pensato, chissà cosa potrà mai essere successo, ma non era così. Dopo aver riparato il portatile, scendo in strada e vedo una grande folla davanti a me. Mi avvicino per cercare di capire cosa succede e qui rimango sconcertato. Una moltitudine di manifestanti è circondata dalla polizia. I manifestanti lanciano bottiglie di acqua e di shampoo contro i poliziotti. Tutto intorno c’è gente che con i telefonini o le macchine fotografiche riprende la scena, mentre a terra ci sono alcuni poliziotti feriti ed altri che cercano di soccorrerli. La folla è composta prevalentemente da musulmani e anche intorno agli spettatori sono presenti altri musulmani che osservano ed urlano contro la polizia. L’ultima scena che ci si potrebbe aspettare in terra australiana, in pieno centro di Sydney. Non ho assolutamente idea del motivo di questo assembramento, ma intuisco che sia lo stesso motivo che ha spinto altri musulmani ad assalire alcune ambasciate americane del medio oriente: il film su Maometto The Innocence of Muslims. Avevo letto di questa notizia sul Corriere qualche giorno fa. Lì per lì non le ho dato il peso che meritava ma non avrei mai pensato che un film potesse provocare una reazione del genere nei musulmani di tutto il mondo.

La calca si muove ed io cerco di seguirla. Cerco di confermare la causa della manifestazione chiedendo ad un poliziotto ma questi mi ignora, impegnato a gestire il traffico e a parlare alla radio. Continuo a seguire la massa, anche se questa è molto veloce, e per caso trovo un poliziotto che parla alle persone. Mi avvicino e gli chiedo se tutto questo ha a che fare con il film che ha provocato altre reazioni simili a questa in tutto il mondo. Questi conferma la mia ipotesi e dice che tutto l’edificio è isolato. L’edificio di cui parla il poliziotto, come mi spiega poi, è il consolato americano di Sydney e mi dice anche che i manifestanti hanno provato ad entrare, ma senza successo. Ringrazio l’agente e raggiungo la manifestazione che nel frattempo si è assestata nel parco centrale di Sydney, Hyde Park. Al centro del parco stanno i manifestanti e tutto intorno a loro c’è un cordone molto folto di poliziotti. Sono tutti schierati con la faccia rivolta alla manifestazione, anche se qualcuno è incaricato di allontanare a distanza di sicurezza i curiosi. Tutto intorno a loro è pieno di persone che continuano a filmare con telefonini e macchine fotografiche la scena. Sembra quasi che non capiscano il perché di tutto, sembra che non gli interessi affatto. Molti ridono e scherzano, attirati dal dispiegamento di forze e dalla confusione. E’ un atteggiamento che non mi sorprende affatto. Una cosa del genere, ipotizzo, deve essere davvero ad anni luce di distanza dalla loro realtà, dalla loro vita. Semplicemente è un evento, quindi tanto vale assistervi. Dopo molti discorsi, qualche tafferuglio e un momento di preghiera piuttosto inusuale, la manifestazione si è conclusa. C’è stato un discorso da parte di alcuni oratori – manifestanti, ma non sono riuscito a capire a cosa si riferissero quelle parole sbraitate dal megafono. Da quel poco che ho capito, tuttavia, le persone che parlavano alla folla col megafono non hanno messaggi pacifici ma messaggi di ira. In secondo luogo l’attenzione degli oratori era rivolta alla massa manifestante e non agli spettatori, se così possiamo chiamarli. Tutto questo, questa reazione rabbiosa, gli scontri con la polizia e il centro della città paralizzato, sono fatti accaduti in risposta ad un film. Non ho visto né il trailer che gira su Youtube, però ho letto su Twitter una frase qualche tempo fa: “Una cosa è certa: i musulmani non hanno il senso dell’umorismo”.

Solo in una cosa, credo, sono da ammirare. Almeno queste persone hanno ancora il coraggio e la voglia di scendere in strada ad urlare le loro idee. A volte con rabbia, a volte esagerando, però agiscono. In questo io li ammiro. Credo che se in altre parte del mondo le persone, i cittadini, avessero ancora questa forza e questa voglia, se non si dimostrassero così apatici di fronte alle azioni dei propri governi, molti problemi si risolverebbero e si vivrebbe meglio. Non c’è crisi che tenga.

 

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I piccoli miracoli

Sydney, NSW, 5 set 2012, ore 22:32, ostello

Oggi volevo andare all’ambasciata canadese ad informarmi per il working holiday visa ma mi sono addormentato. C’ero già andato l’altro giorno ma mi avevano detto che ricevevano solo fino a mezzogiorno (da notare che erano appena le dodici e dieci quando mi hanno dato questa informazione). Oggi doveva essere quel giorno, invece sarà domani. Sono anche già stato al consolato argentino. Anche loro forniscono un programma working holiday ma non sono ancora riuscito ad avere informazioni precise. La ragazza della reception mi ha detto che non ne sapeva nulla e mi ha dato un indirizzo email. Risponderanno, aveva detto: hanno risposto, quasi subito. Hanno detto di sentire in Italia perché loro hanno solo i documenti per gli australiani e non sanno nulla di quello che occorre agli italiani. Non hanno aggiunto che avrebbero risposto. Invece l’hanno fatto, con un altro indirizzo ancora a cui scrivere. Ho scritto la mail poco fa e spero che sia l’ultima di questa catena di Sant’Antonio.

Nonostante abbia mancato l’appuntamento clou della giornata un’altra cosa è successa oggi di veramente incredibile: il viaggio ha vinto ancora. Per poter approfondire questo tema occorre una piccola digressione.

In questa avventura non sono solo, c’è la mia ragazza con me. Prima di partire da casa le avevo detto di non portare troppa roba perchè non le sarebbe servito a nulla un mucchio di vestiti: più era leggera e più se la sarebbe goduta. Parole gettate al vento. Le avevo anche consigliato uno zaino e non una valigia. Morale della favola, lei è venuta in Australia con una valigia gigante piena di vestiti. Donne. Finché eravamo a Perth tutto bene. Una casa, un armadio, la valigia sotto al letto e nessuno si spostava da lì. Poi abbiamo iniziato a pensare di attraversare l’Australia e lì sono iniziati i problemi. Affrontare il viaggio con la valigia era impossibile e persino lei se ne rendeva conto. A parte il fatto che pesava in maniera spropositata, lo spostarla su ruote non era sempre possibile e trascinarla di peso non se ne parlava. Il fato l’ha fatta nascere prima della data della nostra partenza, ventiquattro anni fa, quindi per il suo compleanno le ho regalato uno zaino. Ora il problema era fare entrare tutte le cose che c’erano nella valigia in uno zaino da mettere sulle spalle. Non c’eravamo proprio. Le ho detto nuovamente che doveva ridurre la roba, soprattutto i vestiti. Un viaggiatore leggero è un viaggiatore che si gode il viaggio, che non suda, non bestemmia e risparmia pure: è un vero affare. Oltretutto non c’era assolutamente spazio nel suo zaino per tutte le sue cose: o spediva o buttava via. Ci sono voluti giorni interminabili di scelte, cambiamenti di idee, pianti, disperazione e quant’altro prima di giungere al minimo indispensabile per partire. Questo minimo, se così lo vogliamo chiamare, comprendeva uno zaino da 65 litri, uno zainetto attaccato a quello grosso (un gran bel regalo, nemmeno il mio è così tecnologico) e una borsa Freitag da considerare come bagaglio a mano piena, talmente piena che alcuni effetti andavano appoggiati sopra. Non potevo pretendere di più e siccome io avevo il mio zainetto leggero leggero da 16 chili siamo partiti così.

Oggi è accaduto un miracolo. Lei si è alzata e ha detto: “Ma se spedissi anche queste borse, non sarei più comoda?”. Io, basito, non sapevo cosa dire. Come aveva fatto a giungere a questa conclusione? Perchè quando glielo dicevo io venivo considerato un imbecille se non addirittura un bruto il cui unico scopo era farle del male? Da lì poi ha iniziato ad elencare una serie di cose che effettivamente avrebbe potuto spedire o buttare, fino ad arrivare alla posta per prendere un’altro scatolone da riempire e spedire a casa.

Fantastico. Queste son soddisfazioni. Vedere che il viaggio lavora su una persona come l’aqcua di mare su una pietra. Onda dopo onda la forza dell’acqua leviga e smussa. E’ solo questione di tempo prima che le pietre prendano quella forma che le caratterizza tutte. Prima o poi diventiamo tutti sassi lisci e levigati su una spiaggia. Niente increspature, niente spigoli. Solo l’essenziale. Grazie mare, è bello fare parte del tuo mondo. E’ così, il viaggio è un gran maestro. Insegna tante cose e solo in pochi casi è davvero severo. E’ come una vecchia maestra che conosce bene il mestiere, infinitamente paziente, e quello che ci insegna serve sempre, ci rende migliori e fa sì che ce ne ricorderemo per i giorni a venire. All’inizio magari non lo capiamo, ma col passare del tempo ci rendiamo conto di quanto straordinari siano i suoi insegnamenti e fa sì che il ricordo resti sempre bellissimo. Non sono forse gli insegnanti migliori quelli che prima ci fanno impazzire per poi essere amati e rispettati? Paolo Rumiz una volta ha scritto che le persone sedentarie tendono ad accumulare oggetti, mentre i nomadi tendono a liberarsi del ciarpame, soprattutto se quel ciarpame è un peso che devono sostenere, sulle spalle o su una bicicletta. Non fu mai scritta una verità più grande.

A proposito di mare oggi ho fatto una camminata che mi ha consigliato un’amica. Parte da Bondi Beach e arriva fino a Cogee. Sono sei chilometri di camminata che costeggiano il mare. Si segue un percorso che porta attraverso baie, insenature e piccoli anfratti. Il panorama è unico, così come lo sono le splendide case affacciate sul mare. E’ stupendo passeggiare e sentire le onde del mare che sbattono con forza sulle rocce. Vorrei poter descrivere tutta la camminata, ma dopo un po’ abbiamo smesso perché qualcuno non ce la faceva più. Forse alleggerire lo zaino è una fatica enorme. Forse consuma tutte le energie psico fisiche. Oppure, soltanto, quella pietra ha ancora bisogno di essere levigata.

 


Che cosa manca?

Sydney, NSW, 4 set 2012, ore 20:21, ostello

Ero molto indeciso se scrivere qualcosa o meno oggi. Adesso che ho ripreso a muovermi e di conseguenza a scrivere mi piace arrivare alla fine della giornata e buttare giù qualcosa. Però non sapevo su cosa scrivere. E’ strano, ho pensato, l’anno scorso, per esempio in Giappone, non riuscivo a stare dietro alle cose che volevano essere fissate sulla pagina. Camminavo per le strade e all’improvviso dovevo scrivere. perché questo qui non mi succede? Il problema sono io o l’Australia?

Mi sono andato a rileggere un po’ le pagine dei viaggi passati ed in effetti le cose erano assai diverse. Certo, ogni Paese ha le sue attrazioni, ma non è questo il punto: il punto è la tradizione. Facciamo un esempio. Kyoto. Una città più piccola di Sydney, più raccolta e molto meno sfarzosa, eppure una città con centinaia di anni di storia, o meglio di Storia. Sì, credo che quello che manchi qui sia proprio la Storia con la S maiuscola. Sydney ha un paio di centinaia di anni e la sua costruzione più antica è probabilmente il municipio. Non è paragonabile ad una città come Kyoto. Ho scelto Kyoto perché è stato uno dei pochi momenti in cui l’anno scorso sono stato fermo per un po’ nello stesso punto. Si sa che luoghi freschi danno nuovi spunti. Qui invece, nonostante la città sia magnifica, si sente che manca qualcosa. Quel qualcosa sono i templi, o le mura o le cattedrali o le statue o tutte quelle testimonianze che noi europei abbiamo ad ogni angolo, che in Asia si trovano spesso ma che qui mancano completamente. Qui non ci sono rituali o tradizioni che si rispettano da millenni. Forse la cerimonia più antica che hanno è quella del te, ed è anche importata. Quando Roma regnava sovrana su tutto il Mediterraneo, qui c’erano solo aborigeni. Quando la dinastia Ming era in declino e aveva già fatto il suo corso, il continente australiano era appena stato scoperto. Il nuovissimo continente, più nuovo anche dell’America. Quando Sydney fu fondata il mio bis bis nonno era vivo e lavorava una terra che prima di lui decine di antenati avevano già lavorato. Non è paragonabile, è una gara che non c’è. Sicuramente tra centinaia di anni questa differenza si sarà un po’ livellata, ma comunque resterà. Qui non ci sono i Colossei o i Templi d’Oro. Per il momento qui c’è solo un vecchio municipio, un teatro inimmaginabile e un sacco di negozi.


Up in the sky

Sydney, NSW, 3 set 2012, ore 22:28, ostello

Oggi non è successo nulla di nuovo.

Ho passato la giornata nel pieno centro di Sydney, e grazie a questo peregrinare posso ora dire un paio di cose. Quando chiedevo di Sydney aglia australiani del West mi veniva spesso descritta come la New York australiana. Non ho mai ribattuto, in quanto non l’avevo mai vista, ma non ci avevo mai creduto veramente. New York è New York. Non ne esiste una uguale. Come sarebbe possibile imitarla, mi chiedevo io. Bè, ora che ho camminato per le sue vie, posso dire tranquillamente che Sydney può seriamente permettersi di guardare New York nelle palle degli occhi e fare a braccio di ferro con essa in fatto di negozi, grattacieli e quell’atmosfera che io credevo regnasse solo nella grande mela, l’atmosfera che si vive solo in una vera, autentica, grande città. Il carattere non è certo una qualità mancante. Le vie del centro sono un susseguirsi continuo di grandi marche e grandi vetrine. Passeggiando lungo quelle vie oggi mi sono perso col naso all’insù come solo mi era capitato a New York. Ogni giorno che passa mi fa venire voglia di rimanere qui per sempre. Mai città ha toccato la perfezione come io la concepisco come Sydney, senza contare che il mare di Sydney è vicino e azzurro come quello di Perth. Una cosa così non si batte. Punto.

Il resto della giornata l’ho dedicato alle grandi altezze. Pur essendo solo poco più alta di trecento metri, la Sydney Tower offre uno dei panorami più meravigliosi di sempre, soprattutto se visitata al tramonto. L’ascensore che porta alla piattaforma panoramica potrebbe essere inserito nella lista dei teletrasporti, tanto è la sua velocità. Una volta raggiunto l’apice della torre, una vetrata circolare offre una vista a 360 gradi della città. La prima cosa che si nota è che l’acqua è dappertutto. Qualunque punto cardinale si scelga si vede uno specchio d’acqua che riflette gli ultimi raggi del sole. A quell’altezza si arriva ad un certo punto in cui da una parte è notte e dall’altra è ancora giorno. Le luci della città e dei grattacieli si svelano piano piano, quasi come se fossero lucciole. A mano a mano che il sole scende sull’orizzonte e la sua luce si affievolisce, le luci al neon tingono la città di mille sfumature brillanti. E poi, al solito, il tramonto. Si potrebbero usare quanti aggettivi si vogliono, ma un tramonto australiano è una cosa che non si descrive: si deve vedere. Il cielo che passa attraverso tutte le gamme di arancione, di rosso, di viole e di turchino, fino a scomparire sotto all’orizzonte e lasciare posto al blu notte tempestato di stelle. Di stelle e dei neon della città.


Bondi Beach

Sydney, NSW, 2 set 2012, ore 19:56, ostello

Bondi (si pronuncia bondai ) Beach è sicuramente una delle spiagge più famose del mondo. Al pari di Venice Beach a Los Angeles questa spiaggia non è solo famosa per la bellezza naturale, ma anche per tutto quello che è sempre ruotato attorno ad essa.

Bondi o boondi in lingua aborigena significa “rumore dell’acqua che si infrange sulle rocce”, e non c’è nome più azzeccato per questo luogo. Appena scesi dall’autobus 333, anche se la spiaggia è nascosta dalle alture, il rumore del mare avvisa il viaggiatore che la meta non può essere lontana. Dopo pochi passi, infatti, la lunga striscia di sabbia che fa da palcoscenico per migliaia di persone che prendono il sole, o passeggiano, o fanno surf o sport da spiaggia, si mostra in tutta la sua bellezza. La vista toglie il fiato e le onde che si infrangono sugli scogli, sempre presenti in questa insenatura, spiegano il perché di questo nome. E’ un’immagine che non ti aspetti. Sai che lì dietro c’è una spiaggia, magari l’hai anche già vista in qualche foto, ma la vista dal vivo è un’altra cosa. Nessuna immagine rende giustizia a questo spazio. E’ una cosa da vedere con i propri occhi. E’ perfetta: perfette sono le onde e il colore del mare, perfetta è la lingua di sabbia, perfette sono le casette sullo sfondo del promontorio, perfetto è il rumore del mare, perfette sono le persone che la vivono. Tutto è dove deve essere e forse è proprio per questo che non te lo aspetti.

Nella parte sud orientale della spiaggia c’è anche una piscina all’aperto. Questa fa parte del Bondi Icebergs Winter Swimming Club, un club fondato nel 1929 da quei bagnini che proprio non volevano rinunciare ai bagni nemmeno nella stagione invernale. Quello che può essere visto come un capriccio dai più è invece lo spirito esatto con cui gli australiani vivono il mare e questa spiaggia. Anche se la primavera non è ancora arrivata davvero qui a Sydney, la spiaggia era già gremita di gente in costume. Nonostante il vento tantissimi surfisti hanno cavalcato le splendide onde di questo mare per tutto il giorno. Non importa il freddo, non importa la temperatura dell’acqua: basta surfare e vivere la spiaggia. Questo è lo spirito e la mentalità australiana, e viverla da ousider ti fa solo desiderare ardentemente l’estate.

Il lungomare è invece un susseguirsi ininterrotto di negozi per surfisti e ristoranti. Una cosa che si nota subito qui in Australia, a Sydney soprattutto, è che dovunque tu ti possa girare c’è sicuramente all’interno del tuo angolo visivo un luogo in cui vendono da mangiare. Dai gelati agli yogurt, dai fish ‘n’ chips agli hamburger. Non stupisce che l’autore di questo post sia arrivato a pesare 70 kg per la prima volta nella sua vita.

Tornano alla spiaggia, Bondi è stata anche la location per le partite di beach volley in occasione delle olimpiadi del 2000, e per l’occasione era anche stato costruito uno stadio per ospitare il pubblico. oggi, appena dietro la lingua di sabbia, una distesa erbosa e uno skate park rendono questo quartiere di Sydney una meta perfetta per chiunque abbia del tempo libero da passare. Oppure il luogo ideale per affittare un appartamento e terminare un Working Holiday, ma questa è un’altra storia.


Colpo di fulmine

Sydney, NSW, 1 set 2012, ore 21:56, ostello

Non so bene cosa mi aspettassi da Sydney. Tutti me ne avevano parlato non troppo bene. Era sempre meglio Melbourne. Quello che posso dire dopo poche ore è questa è la città più perfetta che abbia mai visto.

Innanzitutto è grande. Niente piccola e graziosa Perth. Grande. Un sacco di strade, quartieri, autobus, persone, turisti. Qui ho incontrato i primi turisti italiani da sei mesi a questa parte. C’è un gran movimento, una gran folla. Abitanti, curiosi e turisti. Mi è piaciuta subito, fin dalla stazione dei treni. Tanti binari ma anche tanto ordine. New York e Perth che si fondono insieme: il tutto di New York e l’ordine di Perth. E il mare e il cielo dell’Australia.

Ho cercato di resistere un po’, ma appena appoggiato lo zaino in ostello mi sono precipitato verso la zona dell’Opera House e del Sydney Harbour Bridge. E’ forse lo scorcio di città più bello di sempre. E’ tutto dove deve essere e come deve essere: il ponte che sovrasta il grande teatro, la skyline che li fissa entrambi e una distesa di case, ville e ristoranti che li circonda. Sembra un quadro, è poesia. L’Australia è stata generosa e per accogliermi mi ha regalato un tramonto dai mille colori, ma anche senza questa chicca la magia del luogo è innegabile. Si dice che questa città sia stata fondata in una delle baie più spettacolari del mondo e basta un piccolo assaggio di tutta la sua estensione per capire che è veramente così e non sono solo parole per attirare i turisti.

Sarei potuto stare lì per sempre, mi sarebbe bastato avere una scorta infinita di card per la macchina fotografica. E’ stato uno dei più bei benvenuti di sempre. Grazie Sydney, sono già conquistato.


Indian – Pacific: Adelaide to Sydney

Sydney, NSW, 1 set 2012, ore 13:49, ostello

La partenza non è stata delle migliori. A parte l’essere costretto a prendere un taxi per arrivare in stazione, il mio spirito conservatore backpackeriano si è risentito per questo spreco, ho avuto per la prima volta da quando sono qui l’esempio pratico del dover rispettare le regole. Anche se non si vorrebbe.

Arrivati alla stazione presento i biglietti e mi faccio assegnare il posto, dopodichè mi siedo ed aspetto che aprano le carrozze ai passeggeri. Mentre guardo il mio zaino che sembra ancora quasi nuovo nonostante quello che ha passato, mi chiedo quanto possa pesare. Allora mi alzo e vado a chiedere alla signora che imbarca i bagagli pesanti se posso usare un attimo la bilancia per pesare lo zaino. Lei non è entusiasta, ma lo diventa quando scopre che il mio zaino pesa sedici chili. Anziché farmi i complimenti per l’abilità di viaggiare leggero dimostrata, quella mi guarda e dice: “Dovresti imbarcarlo”. Io replico: “No, guardi, non posso”, ma lei stronca tutto con un: “No, no, non è che puoi: devi!”.

L’ho odiata. Tantissimo. Da Perth a qui non l’avevo stivato e nessuno aveva detto nulla. Adesso me ne devo separare. Ho provato a dirglielo, ho provato a fare l’italiano: guardi ho delle cose che mi servono per il viaggio, c’è una canna da pesca all’interno ed è molto delicata, se lo avessi saputo prima avrei fatto lo zaino diversamente, da Perth nessuno mi ha fatto problemi. Qui non siamo in Italia, quindi il mio zaino è scivolato lentamente lungo il nastro trasportatore fino a scomparire dietro ad una tenda nera. Ciao zaino, ci rivediamo a Sydney.

Sono allora andato a fare un giro per il negozio di souvenir della stazione. E’ incredibile quanti gadget e stupidaggini dell’Indian – Pacific vengano venduti ai turisti. Magliette, cappellini, portachiavi, quadernini, calamite, pupazzetti e ogni sorta di chincaglieria. E c’è la fila per comprarli. Io non sono così, ma quando lavoravo al cinema, accanto all’interruttore della luce c’era una spilletta, una pin, del Ghan, il treno da Adelaide a Darwin. Mi sarebbe piaciuto averne una della tratta che ho fatto io, ma purtroppo non c’era. Pazienza, ho pensato, il biglietto è sempre un bel ricordo. Salito sul treno incontro Dave, il mio stuart di carrozza. Avete presente quella signora che c’era a venire qui da Perth, tutta carina, sempre sorridente, sempre gentile, tutta zucchero e amore? Bè quella è storia. Ora c’è Dave, un australiano di origine irlandese che ha una parlata che non si capisce nulla ed i denti storti. Bè che fa Dave come prima cosa? Ritira e straccia i biglietti. Tutti. Bum. Spariti. Quando il treno ha iniziato a muoversi ed a lasciare Adelaide non ero assolutamente contento, ma poi il sonno ha avuto la meglio ed io mi sono addormentato col movimento soporifero del treno.

Al mio risveglio guardo fuori dal finestrino e vedo l’Irlanda. Una distesa di verde e colline a perdita d’occhio, solo costellata ogni tanto da alberi inconfondibilmente australiani. Era bellissimo. Il tempo un po’ nuvoloso non faceva che accentuare il verde dei prati, delle colline e degli alberi. Poi, proprio quando stavo per cominciare a perdere la speranza, nei dintorni di Gladstone sono arrivati anche i canguri, o meglio i wallaby, i loro cugini più piccoli. Un viaggio attraverso l’Australia non è tale se non si vedono un po’ di canguri e questi wallaby che correvano paralleli al treno erano bellissimi. Vederli allo stato brado e vederli in uno zoo non fa lo stesso effetto e tutto questo ha spazzato via gli umori cattivi e ha fatto ritornare il buon umore. Ad un certo punto iniziano una sfilza di piccole comunità rurali che si susseguono fino a Broken Hill. Questo tratto è molto diverso dal primo. Da Perth ad Adelaide era tutto deserto o quasi. Qui invece è tutto verde, con campi coltivati e paeselli che si susseguono su tutta la linea anche se ogni tanto si incontrano tratti di terra vergine in cui l’uomo sembra non avere inciso nulla della bellezza originale dei luoghi.

Prima che scenda la notte il treno fa una sosta a Broken Hill. Questa vecchia città costruita nel mezzo di niente si è sviluppata grazie all’argento trovato nel sottosuolo e la sua vita è talmente legata a quest’attività che le sue vie hanno il nome dei metalli che vi vengono estratti. La via principale è Silver Street.

Scende la notte sull’Indian – Pacific e così un sonno inquieto. Al risveglio le Blue Mountain, con il loro profilo di un blu intenso, annunciano ai viaggiatori che Sydney è prossima all’arrivo. Non resta che recuperare lo zaino sperando che la canna da pesca sia ancora intatta.

Welcome to Sydney!