Just another WordPress.com site

Uncategorized

Non riscaldate la minestra

Tra qualche giorno si vota per il futuro dell’Italia. Il futuro è, come si sa, imprevedibile ed incerto. Anche qui in Australia giungono notizie dall’Italia. Gli schieramenti, i candidati, le proposte e le promesse, reali o meno. Io non posso votare da qui, non ne ho l’opportunità, ma posso pensare a chi avrei dato il voto.

Al di là delle preferenze personali, credo che il panorama politico italiano si possa dividere in due fazioni: il nuovo ed il vecchio. Il vecchio lo si conosce, sono i volti che ci hanno portato, nel bene e nel male, alla situazione in cui ci ritroviamo oggi. Una situazione di incertezza, di falsità, un orizzonte scuro. E poi c’è il nuovo, persone mai viste che si propongono dal nulla per cercare di cambiare le cose. Un compito arduo.

Io non ho la sfera di cristallo, ma un paio di cose le so. Quello che so è che nel momento in cui non sappiamo dove andare, è sempre meglio andare verso nuovi orizzonti. Per quanto siano sconosciuti e misteriosi, ho scoperto che hanno sempre più da offrire rispetto ai vecchi. Anche se fanno paura. Soprattutto nel corso dell’ultimo anno mi sono trovato spesso in situazioni scomode e tutte le volte, guardando avanti e cambiando strada, ho sempre trovato qualcosa di meglio, ho sempre trovato quella soluzione che sulla strada vecchia non vedevo.

Una volta ho sentito una storia alla televisione, non so se sia vera. La Ferrari stava passando un periodo difficile nelle corse. La macchina non era competitiva e Nuvolari, il miglior pilota di quei tempi, decise di cambiare scuderia. Enzo Ferrari guardò avanti, cambiò il pilota e migliorò le prestazioni della sua auto. Tornato al top nelle corse un giornalista gli chiese se avesse avuto intenzione di richiamare Nuvolari. Enzo Ferrari gli rispose: “A me la minestra riscaldata non mi piace”.

Aprire la finestra e cambiare l’aria ogni tanto è doveroso. Non si sa se l’aria che entrerà sarà salubre o malsana, ciononostante cambiare l’aria fa sempre bene.

Non posso votare, ma posso dire a tutti coloro che possono farlo: “Non riscaldate la minestra!”


Dal paradiso dei surfisti all’inferno delle farm

Surfers Paradise, Gold Coast, QLD, 16 ott 2012, ore 09:44, biblioteca

  Arrivando da Southport, una carinissima città situata appena prima del paradiso, tutto quello che si vede è il blu. Laggiù, lungo la Gold Coast Highway, una fila quasi infinita di grattacieli tutti illuminati di blu. Arrivarci sotto è ancora più ammaliante. Le luci, i palazzi altissimi che svettano a pochi metri dalla spiaggia. La sabbia illuminata da luci blu e il rumore delle onde che rombano nel buio della notte. Non poteva esserci benvenuto migliore. Surfers Paradise, letteralmente paradiso dei surfisti, è la città principale della Gold Coast. E’ uno dei luoghi più vivaci di tutta l’Australia. La guida raccomanda di non venire qui per le vacanze di novembre e dicembre. La città è invasa da studenti in vacanza che fanno baldoria dalle prime luci del mattino a notte inoltrata e poi il giorno dopo ricominciano. Anche senza gli studenti, comunque, la città è molto viva anche di notte. Feste, locali, ubriachi e negozi aperti fino a tardi rendono Clermont solo un lontano ricordo. Il territorio di questa zona ricorda la Florida e difatti Surfers Paradise è spesso paragonata a Miami Beach. Una lunga striscia di terra corre parallela al litorale e sopra questo fazzoletto si sono ammassati grattacieli, alberghi e resort. Appena dietro ai grattacieli, isolette e canali si diramano a perdita d’occhio. E’ una specie di Venezia super estesa, ma anziché palazzi ottocenteschi ci sono case basse di legno, porticcioli e infinite barche. E’ una zona residenziale vastissima costruita sull’acqua e a contatto con essa. Per gli abitanti è molto più pratico avere una barca piuttosto che una macchina. Vista dall’alto del Q1 Skypoint, il grattacielo residenziale più alto del mondo, è una vista che lascia senza fiato. Appena il sole scende lontano dietro ai monti che circondano questa valle di terra e acqua e cemento, tante lucine azzurre illuminano il lungomare. Piano piano, mano a mano che l’oscurità avanza, sempre più luci vengono all’evidenza e la città si prepara per la notte e la baldoria. La vista dalla spiaggia, invece, con i grattacieli che sembrano quasi arrivare al mare, è una delle immagini più diffuse in tutta l’Australia. Il mare è relativamente sicuro a questa latitudine e nonostante le meduse morte si affollino lungo il bagnasciuga, i bagnanti ed i surfisti sono tantissimi. E’ un luogo perfetto per passare le vacanze con gli amici e gli studenti di cui sopra non sbagliano affatto.

Per quello che riguarda me questa città coincide con la fine del viaggio lungo la East Coast. Adesso è solo un lento arrivare a Sydney per riconsegnare il van. Ha anche coinciso con i miei primi tentativi di trovare una farm per ottenere il rinnovo del Working Holiday Visa per il secondo anno. Mi ero concentrato sulla Tasmania e le sue piantagioni di ciliegie, ma la raccolta non inizia che a gennaio. Ho quindi volto il mio sguardo all’Australia del Sud, ai vigneti della Barrossa Valley e al caro vecchio Western Australia e alla zona di Carnarvon, ma finora nessuna notizia. Ho circa cinque giorni per trovare qualcuno disposto ad assumermi, altrimenti sarò costretto a dirigermi dal mio amico a Bowen e chiedere se hanno posto per uno schiavo in più. Dal paradiso all’inferno.


La città delle luci: Brisbane

Brisbane, QLD, 23 set 2012, ore 11:42, Starbucks

A volte è solo questione di fortuna. Dal 8 al 29 settembre Brisbane ospita il “Santos City of Lights”, il festival delle luci. In tutta la città installazioni luminose creano giochi di luci che culminano con tre spettacoli quotidiani sulle sponde del fiume. Qui, una chiatta attrezzata con apparecchi luminosi, pompe per l’acqua e cannoni spara fumogeni, sviluppa uno spettacolo di luci che si riflettono sui getti di acqua e di fumo e si coordinano con laser e fari potentissimi installati su più grattacieli. Se si aggiunge che dietro a tutto questo si trovano la ruota panoramica e un parco completamente illuminato con lanterne e luci viola, il risultato è facile da immaginare.

Arrivarci di sera, lungo la Motorway, un poco disorienta. Ci sono capitato in mezzo proprio durante uno spettacolo e vedendola veniva da pensare ad una città della fantasia. Fari luminosi che si stagliavano nel cielo su tutti i grattacieli, il fiume illuminato con mille colori e una rete di laser che copriva il cielo: dove ero capitato?

Brisbane è un bella città. Festival a parte, si sviluppa lungo il fiume omonimo e ha un CBD piuttosto esteso. Certo, le luci che la sera illuminano la maggior parte degli edifici la rendono più grande e futuristica, ma oltre al lato estetico il punto di forza di Brisbane credo che sia la vivibilità. Non avendo uno sbocco sul mare tanto vicino, almeno per il metro australiano, hanno pensato di portare il mare in città. Il tratto di fiume nono come South Bank è il mare della città. Piscine artificiali con sabbia sono il punto di ritrovo per un sacco di bambini e adulti che non hanno voglia di fare i pochi chilometri che li separano dal mare. Tra palme e una passeggiata in una galleria composta da fiori e piante rampicanti, tre vasche di diversa profondità e destinate a diversi fruitori, espandono il loro odore di cloro per il percorso pedonale e fanno pensare all’estate. I barbecue gratuiti messi a disposizione dal comune sono la ciliegina sulla torta per far pensare al mare come ad una cosa scomoda e lontana. La sera, poi, il festival delle luci porta spettacoli, stand gastronomici e buskers che si esibiscono in mezzo ad una moltitudine di gente. Sono già innamorato.


Qualcosa è cambiato

Perth, WA, 24 lug 2012, ore 15:07, State Library

E’ tanto che non scrivo. Il foglio bianco mi fa un po’ paura. E’ tanto che non scrivo perché è tanto che non ho nulla da dire e se non hai nulla da dire le parole non scorrono come dovrebbero. E’ un fatto.

Oggi però c’è qualcosa di diverso.

Questo viaggio è differente dagli altri che ho fatto finora. Qui non è come vivere su un treno in corsa che brucia chilometri di rotaie e che passa da una fermata all’altra. Qui è come farsi una famiglia e poi lasciarla. Negli ultimi mesi ho conosciuto e sono stato a stretto contatto con varie persone. La casa dove abito non è proprio una casa. E’ come un piccolo ostello senza reception e senza titolare. Ci sono una quindicina di camere e una trentina di persone dentro. E’ un luogo vivace, a volte anche troppo, soprattutto nei week-end. Se al sabato sera devi dormire per poter andare al lavoro alla domenica mattina, allora non l’amerai. Ma il luogo, i muri, non sono nulla senza le persone che li abitano. Sono quelle a fare la vera differenza, sono sempre le persone quelle che alla fine contano.

Il mio rapporto con loro è stato bizzarro. All’inizio, i primi giorni che abbiamo cominciato a vivere insieme, non mi entusiasmavano affatto. Non li conoscevo e non mi andava di conoscerli. Poi piano piano la socialità ha fatto una breccia, ha sfondato il muro e ha spianato la via all’amicizia. Curiosa la vita, eh.

Oggi alcune di quelle persone non ci sono più. Non sono morte, sono semplicemente partite, andate verso nuovi orizzonti. Alcune torneranno a Perth, altre no, altre ancora hanno solo cambiato casa e forse è proprio questo il nocciolo della faccenda: la casa, quella che fino a ieri sentivo come inesorabilmente mia anche se abitata da altri, oggi sembra totalmente vuota. Quel microcosmo che si era creato non c’è più. Il rientrare e sentire le voci familiari, le cene in compagnia, il sapere gli orari di tutti e il chiedersi il come mai di questo o quel ritardo, le chiacchiere sul lavoro, i piani ed i progetti per il futuro, le notizie sulla burocrazia, le serate… Tutto andato. Non mi sento tragico nel dire che ho voltato pagina; un capitolo di questo viaggio è stato chiuso e ora ne comincia un altro.

In un certo senso è davvero come ricominciare di nuovo. Perth, giorno uno. La familiarità è uscita e ha lasciato un buco che fino a quando non mi sono messo a scrivere non avevo capito quanto fosse grande. Non è enorme, però è qualcosa che bisogna chiudere. Viaggiando questi buchi che si formano o non sono profondi abbastanza o non si sentono per via della velocità, ma da nomadi sedentari questi buchi si sentono eccome. Qualcosa è cambiato, loro non ci sono più e tutto ha assunto una lieve sfumatura di grigio. Per la prima volta da settimane mi rendo conto quanto sia freddo il mite inverno di Perth. E’ un lato del viaggio che non avevo mai sentito così. Prima era solo gente che va e gente che viene, adesso è un addio, un capitolo chiuso. La differenza è abissale.

Il mio tempo di lasciare questa città sta comunque arrivando. Non ho ancora fatto il biglietto ma conto di partire da qui il 26 agosto, direzione Adelaide e poi Sydney. Alla luce di tutto ciò mi chiedo come sarà lasciare il lavoro. Sarebbe il colmo essere tristi per dover viaggiare. Spero solo che questa città e le persone che ho incontrato possano serbare di me un ricordo tanto speciale come quello che loro lasceranno a me. Comunque, ancora per qualche settimana, niente addii.  Per ora ricordiamoci come eravamo.

Il video è di Sylvie Epifani


Il monte del kung fu: Wudang

Autobus per la cima del monte Wudang, Wudangshan, Hubei, 26 feb 2011, giorno 46, ore 12:31

Questo posto è davvero caro. Il biglietto per l’autobus che percorre i 26 chilometri che mi separano dalla cima costa 210Y. Per la Cina sono cifre astronomiche e finora è tutto costruito ad arte per intrattenere i turisti. Spero di riuscire a restare su per la notte, altrimenti è un bel danno per le mie finanze. Qui ci sono tanti turisti. Li si riconosce dalla faccia e dalle macchine fotografiche appese al collo. Però nessun bianco, come al solito. Sono poco fiducioso, spero che il tutto non si risolva in un teatrino. Lo spero tanto.

Nanyan Palace, monte Wudang, Hubei, 26 feb 2011, ore 22:17, Xiang He Hotel

Questo posto vale ogni centesimo speso per arrivarci. Credo di poter dire che è il posto più bello che abbia visto finora in Cina.

Prima di arrivare in cima al monte mi fermo al Tempio delle nuvole viola dell’abate You Xuanda. Il nome già di per se vale l’emozione che suscita.

Ingresso del Tempio delle nuvole viola

Sono rimasto di stucco nel vederlo con i miei occhi. Tanta strada per giungere nel luogo sacro del kung – fu. La leggenda narra che sempre su questo monte un monaco del 13esimo secolo, tale Zhang San Feng, abbia preso la tecnica dura dei monaci Shaolin per trasformarla in qualcosa di più dolce: il Taichi. La spiritualità è presente in ogni dove. Viene quasi voglia di lasciarsi tutto alle spalle per stare un po’ qui, soli, in ritiro, lontano da tutto e da tutti. Entrando nel cortile la costruzione principale guarda immobile tutti dall’alto delle sue rampre di scale. E’ un mondo fuori dal tempo. Sono deciso a non perdere nemmeno un momento per visitare il resto del monte quando incontro una ragazza che parla inglese. E’ una guida del posto e si offre di darmi informazioni per il mio percorso. Mi consiglia di passare la notte a Nayan Palace per andare in cima il giorno dopo. Ormai è tardi e la salita è dura dice. Se non avessi incontrato questa ragazza avrei perso tanto di quello che questo monte aveva da offrire. Arrivato sul posto e trovato l’albergo (stanza singola a 100Y) deciso di continuare ad esplorare la meraviglia di questi luoghi. Inizio a salire una delle mille rampe di scale e mi ritrovo alla Grotta del Dio della tempesta, un piccolo tempietto situato sotto ad una parete rocciosa a picco sul monte. Proseguo lungo il sentiero di scalini e arrivo a quello che a mio avviso è il luogo più magico dell’intero monte. Non mi stupisce che sia stato scelto dai produttori di Hollywood come location del film “Karate kid la leggenda continua”, l’ultimo capitolo della famosa saga. Il Nanyan Palace è un tempio che si espande su un burrone quasi in cima alla montagna. Le sue sale e le sue divinità sono venerate con ossequio dai visitatori credenti e dai pellegrini. Il tempio taoista in inverno è avvolto dalle nubi e dalla nebbia, ma questo non fa che accrescere l’atmosfera spirituale. La roccia del drago, una sporgenza architettonica che si affaccia su un burrone, è forse il simbolo principale della location.

La sera è scesa sul monte Wudang, e io me ne torno in albergo dove mi aspetta una brutta sorpresa. Non c’è il riscaldamento. In camera è freddo, si vede il fiato quando si respira. Talmente freddo che dormo vestito con anche il piumino. Per fortuna almeno c’è l’acqua calda. Domani attaccherò la cima del monte. Se la giornata sarà bella come quella di oggi sarà una gran giornata. Se ci fosse anche un po’ di sereno sarebbe il massimo.