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Nel vecchio ranch

Bond Springs Station, Alice Springs, NT, 6 feb 2013, ore 21:33

Oggi è arrivato un pullman di turisti dalla città. Sono venuti per visitare il ranch e Jan, la signora che ci ospita, ci ha detto di unirci al gruppo per avere un po’ più di informazioni sul luogo dove viviamo.

Questo ranch è vecchio quasi quanto l’Australia. E’ stato fondato nel 1870 da una famiglia che è arrivata fin qui con una mandria da Adelaide. 1500 chilometri di viaggio a cavallo, portandosi dietro le vacche, per sistemarsi su queste terre deserte. In quel periodo Alice Springs era solo una stazione del telegrafo isolata. Col tempo la città si è espansa e anche il ranch. Dietro alla casa padronale sono ancora in piedi i primi edifici costruiti dai primi coloni. Ci sono un paio di baracche dei braccianti, una fucina da fabbro e alcuni recinti. C’è anche una scuola. A quel tempo i bambini del bush studiavano all’interno del ranch. La cosa che lascia di sasso è che, in alcuni casi, anche oggi funziona così. Il figlio della coppia che ci ospita, Ben, è un uomo sui 40 anni. Anche lui ha studiato qui, con la Scuola dell’aria. E’ un sistema scolastico che si basa sulla radio, prima, e su internet, ora. Nato nel 1951 proprio ad Alice Springs, è ancora attivo nel bush e la sua copertura si estende dal Western Australia al Queensland, passando per il Northern Territory, il Southern Australia ed alcune parti del New South Wales. Il funzionamento è semplice ed efficace. La Scuola dell’aria trasmette alla radio ogni giorno un paio di ore di lezione. Gli studenti ascoltano la radio e svolgono dei compiti che vengono spediti per posta attraverso tutte le zone interessate. Una volta terminati, i compiti vengono rispediti alla Scuola, la quale li corregge e ne fornisce di altri. Questo era il metodo di funzionamento originale. Oggi, con l’avvento di internet, tutto è molto più semplice. Gli insegnanti e gli alunni si vedono in webcam e molti dei compiti e delle foto dei lavori vengono spediti per email. E’ tutto più veloce e alle famiglia non costa nulla. Tutta l’apparecchiatura satellitare, compreso il terminale, è fornito e pagato dal governo. E’ una cosa pazzesca, a pensarci. Una scuola grande come un continente. Classi di bambini distanti migliaia di chilometri di distanza. Oltre alla scuola c’è anche un servizio medico dell’aria. Il Royal Flying Doctor Service è un servizio medico attivo nel bush. Questi medici raggiungono volando le zone più remote ed isolate del continente per prestare soccorso quando occorre. La brochure dice di non chiamarli per un semplice raffreddore, però, in caso di vera emergenza, questi medici volanti possono fare la differenza tra la vita e la morte. Sembra di vivere nel passato, invece è il cuore dell’Australia.

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Indian – Pacific: Perth to Adelaide

Perth, WA, 26 ago 2012, 10:52, East Perth Train Station

Sono passati un sacco di anni da quando ho sentito parlare per la prima volta dell’Indian – Pacific. L’ho scoperto per caso, come quasi sempre accade, un pomeriggio in cui non avevo voglia di studiare in biblioteca e quindi mi sono messo a curiosare tra gli scaffali della sezione viaggi. Il titolo diceva “Australian Cargo” e dopo averne sfogliate poche pagine me lo sono sparato tutto. Qui ho conosciuto l’Indian – Pacific. Ricordo che ho pensato: un giorno salirò su quel treno e farò quel viaggio. Bè, oggi quel giorno è arrivato.

L’Indian – Pacific , come dice il nome, è un treno che collega la costa occidentale e la costa orientale del’Australia. Dall’oceano indiano a quello pacifico, per l’appunto. E’ un tratto infinito e continuo di rotaie, 4352 chilometri di strada ferrata che spacca a metà l’Australia. E’ il secondo treno più lungo del mondo, dopo la Transiberiana, ed è il percorso ferroviario con la tratta dritta più lunga del mondo. Attraversa tre stati: il Western Australia, il Southern Australia e il New South Wales. Grandi numeri per enormi distanze. Inaugurato nel 1970, secondo alcuni è uno degli ultimi viaggi epici rimasti attivi sulla Terra.

Appena arrivati sul binario della East Perth Train Station si capisce subito la maestosità del viaggio dalla dimensione del treno. Fai un passo sul binario e lui è lì e ti saluta con la sua scritta Indian – Pcific gialla intramezzata dalla grande aquila. Poi succede una cosa sconvolgente: cerchi la locomotiva ma non la vedi. Allora provi a consolarti cercando con lo sguardo la fine del treno, ma non vedi nemmeno quella. E’ il convoglio più lungo che abbia mai visto. Saranno trenta vagoni, ma sembrano il doppio. Tutti d’argento e tutti marcati dalla loro scritta sfoggiata con eleganza. La locomotiva, una volta raggiunta a piedi, è blu mare e qui la scritta occupa tutta la fiancata. Non vogliono che tu abbia dubbi, mate: questo è proprio l’Indian – Pacific, quello che hai sempre sognato.

La stazione, che al mio arrivo era quasi vuota, va via via riempiendosi mano a mano che si avvicina l’ora della partenza. Questo treno parte da Perth due volte la settimana, così come due volte parte da Sydney.

Ci sono un sacco di anziani e non molti backpacker. Non mi aspettavo una cosa così.

La hostess gentilissima ci fa accomodare alle nostre poltrone e ci illustra, sempre con il sorriso, tutte le nozioni che dobbiamo conoscere per poter fare il viaggio più confortevole possibile. Su questo treno ti incoraggiano a girare per le carrozze per evitare che ti si addormentino i muscoli. Del resto due giorni a sedere, il tempo che occorre ad arrivare ad Adelaide, non sono pochi. Il treno ha una carrozza bar, un ristorante, una sala comune, le docce e i bagni. Gli asciugamani te li forniscono loro. I seggiolini sono rossi, si sdraiano quasi completamente e c’è spazio a sufficienza per stendere le gambe. L’interno della carrozza mi ricorda un po’ gli autobus anni ’50 americani, con le pareti di una tinta tra l’azzurro e il verde acqua e i sedili rossi con le rifiniture in pelle che riprendono il colore delle pareti. Le finestre sono grandi a sufficienza per lasciare entrare le immagini spettacolari  che scorrono fuori. Hanno un doppio vetro con in mezzo delle persiane e queste possono essere tirate su o giù tramite una manovella. In poche parole è bellissimo, non ho mai visto un treno come questo. Mentre cerco di tirare su la persiana del finestrino, la signora seduta nella fila dietro sorride e dice che la vista è migliore dalla parte dove sono seduto. E prima di salire sul treno un’altra signora si è avvicinata a noi che ci facevamo fotografie a vicenda con il telefonino e ci ha chiesto se ne volevamo una insieme. Che grandi abitanti ha l’Australia.

Il treno si muove lentamente, cigola un po’ e poi si muove. Il grande viaggio è cominciato.

Appena fuori Perth il paesaggio è verde, con qualche recinto di cavalli e qualche farm che coltiva viti. Questa è una zona abbastanza ricca di vigneti e il vino del Margaret River, a pochi km da Perth, è uno dei migliori di Australia. Non vedo l’ora di arrivare al bush, sperando di vedere i canguri, ma so che manca ancora molto a quello. La periferia di Perth è splendida, con casette in fila e ogni tanto piccoli agglomerati di negozi e servizi, come a formare delle piccole cittadine dentro alla città. Niente degrado, niente case abbandonate e ruderi e discariche. Tutto utile, pulito ed in ordine come il centro della città.

Da qui in avanti è una cartolina dietro l’altra di paesaggi unici. Terre brulle, alberi, verdi prati e distese di fiori gialli accompagnano la marcia di questo serpente di metallo per miglia e miglia finchè la traversata dell’intero continente non è conclusa. Appena la presenza umana si dirada si fanno largo fiumi che scorrono su letti rocciosi ai bordi di montagne verdissime coperte di alberi e arbusti. Piante che non ho mai visto da nessuna altra parte. Pochi animali, per lo più uccelli, poche case e qualche auto. Nulla più. Paesaggi incontaminati, brulli e desolati si susseguono l’uno dopo l’altro fino al calare del sole. Poi è l’oscurità completa.

Come si fa a non amare il treno? Questo essere che si insinua in posti che normalmente sarebbero ignorati, come si fa a non amarlo? Il viaggio in treno è un viaggio. Ci si muove lentamente, si osserva tutto, si vedono cose che normalmente non si vedrebbero. Il panorama è sempre vario e capisci il valore della distanza che percorri, centimetro dopo centimetro. Il viaggio in aereo è uno spostamento, è per gente che ha fretta. Se hai fretta di fare una cosa si vede che non ti sta piacendo quello che stai facendo e hai voglia di fare qualcos’altro. Il viaggio in treno è già di per se un’esperienza. Più spazio, più calore umano, più dettagli. Onestamente: come si fa a preferire l’aereo? Questo, poi, è un treno che va piano. Molto piano. Si potrebbe quasi dire che sia una passeggiata attraverso l’Australia. In alcuni punti sembra quasi fermarsi, tanto va piano. E’ un mezzo da viaggiatori d’altri tempi, è un mezzo per gente per la quale l’attesa fa parte del piacere. Per accrescere ulteriormente il sapore del viaggio antico, la carrozza diffonde musica country e motivi suonati col banjo. Tutto fa dimenticare dove si è, trasportando il viaggiatore non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Una moderna diligenza che trasporta i viaggiatori verso l’ultima frontiera dell’ovest americano di fine ‘800, all’ultimo avamposto della civiltà, prima che lo sguardo si perda verso infinite distese di verde e di rosso. Un viaggio epico in luoghi incredibili ed in tempi passati.