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Da Bowen a Cairns

Cairns, QLD, 2 ott 2012, ore 21:22, parcheggio

Cairns è una città che mi ricorda un sacco la riviera romagnola. A dirla tutta è una fusione tra Cattolica e Lloret de Mar in Spagna. Un lungomare interminabile, pieno di negozi e ristoranti, culmina con il waterfront, un’enorme piscina pubblica affacciata sull’oceano che a Cattolica proprio non esiste. I pesci tropicali di metallo, una scultura presente all’interno della piscina, sono probabilmente l’icona più famosa di questa città del Nord del Queensland. Altra cosa che manca alle due europee sono i pipistrelli. A Cairns ce ne sono a migliaia e al tramonto la città si riempie delle loro strida. Li si può vedere volare solitari o a stormi nel cielo al crepuscolo, mentre la città sottostante si affretta negli ultimi negozi aperti o è già in fila per mangiare ai ristoranti. All’apparenza sembrano del tutto innocui. Loro stanno lassù e noi quaggiù, nessun contatto. Quando sono stanchi di volare si appollaiano su una qualche palma del lungo mare e buonanotte. Questa è davvero Australia.

Anche Bowen era davvero Australia, ma in una diversa sfumatura. E’ vero che ieri il Queensland festeggiava il compleanno della Regina e quindi era tutto chiuso, però sono sicuro di non avere mai visto una città così desolata. Nessuno in giro per miglia, per tutto il giorno. Una città fantasma. Già la conformazione un po’ impressiona. Una sere di quadrati sagomati da vie che in Italia sarebbero tangenziali forma il reticolato urbano. Lungo questi stradoni infiniti solo casette in legno un po’ trascurate, chiese di ogni genere e bottle shop o liquor store. Non scherzo: ho visto più negozi che vendevano alcolici che persone. Mi ero fermato a Bowen per salutare un amico di Perth che è in farm, al momento. Era il suo compleanno e così sono restato per tutto il giorno. E’ stata una giornata che ricorderò di sicuro per molto tempo. Intanto la sua casa. Metà casa privata, metà ostello, non si capiva; però talmente sporca che preferivo andare in bagno nel mio secchio dentro al van. Lui era arrivato da un giorno, quindi non aveva praticamente fatto nulla eccetto schivare lo schivabile. La cucina indecente, mosche ovunque e la tipica mano di unto che caratterizza le case non pulite. Pessima prima impressione. Tra questo e la desolazione mi sentivo un sacco lontano da casa. Poi ci ha pensato l’Australia e il suo modo di essere a cambiare tutto.

Non avendo nulla da fare, essendo tutto chiuso a parte il liquor store, ci siamo messi a bere e parlare sul portico. Il portico. Non dovrebbero esistere abitazioni senza portico. E’ un elemento troppo essenziale per l’espressione della pace, della felicità e dell’interazione umana. Quel portico era sporco anch’esso, privo di sedie ma con cinque cuscini vecchi come gli aborigeni ed un tavolino assemblato con un asse di legno ed una cassetta da frutta. Ci siamo messi lì, quasi obbligati, e il vento di Bowen non ha mai smesso di soffiare e di farci compagnia. E’ passata la mattina, è passato il pomeriggio ed è arrivata la sera. Infiniti dialoghi ed infinite riflessioni hanno fatto sì che, nonostante le premesse avverse io possa dire di essere effettivamente stato da re a Bowen, Queensland, un paese dimenticato da Dio. Niente spiagge, un mare pessimo. Solo farm, strade enormi e desolazione. E di farm si è parlato a lungo.

Il mio amico lavora in una piantagione di pomodori. Strappa le erbacce per 19 dollari e 70 meno le tasse. Passa dieci ore al giorno sotto al sole a rompersi la schiena per ottenere il secondo anno di visto in Australia. Dieci ore, sole malsano, schiena curva, sudore, sporco, strappare erbacce che crescono sulla terra. E’ davvero finita la schiavitù? Da fuori può sembrare una paga ottima per un lavoro che in altre parti del mondo, anche se civilizzate, viene pagato la metà o meno. Da australiano, invece, è una paga da fame, una miseria. Però questo è il prezzo da pagare se si vuole stare in Australia un altro anno. Tre mesi di inferno, tre mesi che fanno piangere e maledire la vita ed imprecare per ottenere dodici nuovi mesi di amore e paradiso. Tre mesi come a Bowen, con niente da fare ed un portico che, se sei nuovo, ti salva i day off.

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