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L’Australia è una puttana

Darling Farm, Bourke, NSW, 24 ott 2012, ore 20:01, giorno visto 3/88

Chipping. E’ la parola australiana che significa zappare. E’ forse la parola che al momento odio maggiormente. Anche oggi otto ore a zappare sotto al sole. Le mie gambe non rispondono più, la mia schiena è a pezzi e le braccia sempre più pesanti. E rosse. Mentre tagliavo la mia bistecca al burro ho notato che gli avambracci sono quasi ustionati. Li definirei “rosso tramonto australiano”. Oggi stavo scoppiando dal caldo e ho tenuto le maniche della felpa tirate su fino ai gomiti per un paio d’ore nel pomeriggio. Nonostante la mia pelle si sia abbronzata sotto ad uno strato protettivo di crema al cocco durante il mio peregrinare per il Queensland, il sole dell’outback l’ha quasi bruciata. Ci è davvero mancato poco. Domani dovrò stare attento o mettermi la crema, anche se il pastone che deve saltare fuori con la polvere rossa non deve essere piacevole.

Mentre zappavo, sotto al cappello, pensavo a quanto sia puttana questa terra. Non perché offre il suo corpo per soldi, anche se un po’ lo fa, quanto perché le tue volontà qui sembrano contare davvero poco. La farm. A Perth parlavo sempre con Carlo della farm. Le sue intenzioni erano cristalline: era un’esperienza che voleva fare da solo, in un posto sperduto, lontano da tutto e da tutti, a fare un lavoro duro e a cercare di trovare il Nirvana in una specie di ritiro spirituale. Come è andata? Adesso è a Bowen e appena smette di lavorare si sbronza in una casa da urlo, in compagnia di gente sempre diversa, le domeniche al mare e i sabati in disco. Un caso? Sylvie non voleva assolutamente fare la farm. Dov’è ora? A fianco a me nel posto più sperduto e spietato d’Australia, dove l’erba è secca e l’acqua dei billabong è marrone. E io? Io ero indeciso. Avrei voluto una cosa soft, magari un lavoro in città, che so, a Darwin, valido per il visto, circondato da cemento e da vita. Certo non zappare sotto al sole a due passi da quel deserto che inizia al di là del recinto di Darling Farm e finisce quasi alle porte di Perth. Ma l’Australia ha deciso il contrario, tutti i piani sconvolti, tutto diverso. E’ bellissimo, da un lato. Niente certezze sul domani, ogni giorno un’incognita, una sfida, un cambiamento. Qui non si lucidano le maniglie sul Titanic: qui non ci sono maniglie né Titanic. Qui c’è solo una terra che offre l’evoluzione dell’avventura. Cook esplorava mondi inesplorati e lande sconosciute, ma l’avventura dell’Ottocento non tornerà mai più. Oggi si conosce tutto ma qui ancora non si conosce il domani e questa è l’avventura più grande di tutte. E’ l’avventura di oggi. Chilometri, van, esperienze, genti, padroni, mates, donne, giorni, tramonti, lavori, moduli, amici passati e futuri, case e ostelli. Tutto cambia, tutto passa e rimane solo nel cuore. Domani è un altro giorno ed è quasi inutile pensare a dove vorresti essere. Spesso non ci sei ma comunque tutto va per il meglio. Siamo nel migliore dei mondi possibili per davvero e Pangloss non ha mai avuto tanta ragione. Certo, ti capitano anche i giorni in cui ti svegli a Bourke, fuori da tutto e da tutti. Anche questa, però, è l’Australia.

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