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Ultimo probabile post dal Giappone

Osaka, 3 feb 2011, giorno 23, ore 13:17, Kensai Airport

Eccoci qua: l’aeroporto. Mi piace proprio un sacco essere un viaggiatore. Quando hai lo zainone in spalla la gente ti guarda diversamente. Alcuni hanno facce del tipo “Se non ti invidio”, “Pesa, eh?”, “Ma guarda stò barbone”, ma altri hanno facce diverse, le facce di chi sta pensando “Chissà dove va, da dove viene, dove sarà”, oppure “Quanto vorrei fare come lui”. Tutte queste facce si sentono addosso sui mezzi pubblici, alle fermate, camminando per la strada. Quando però si arriva all’aeroporto tutto cambia. Secondo me anche l’aria ha un odore diverso negli aeroporti. E’ tipo un misto di tante arie che ogni viaggiatore si porta con se. Mi piacciono gli aeroporti, perchè sono indiscutibilmente un simbolo del viaggiare. E mi piace essere all’aeroporto per conto mio. L’unica cosa che non mi piace degli aeroporti è prendere l’aereo. Vorrei poter dire che questo sarà il mio ultimo aereo, ma sarbbe una bugia enorme. Per uno che detesta volare lasciarsi alle spalle ogni Paese con un aereo è davvero il colmo, ma qui le compagnie aeree hanno veramente prezzi bassissimi. Si potrebbe arrivare in Australia da Singapore spendendo meno che ad andare da Modena a Milano in treno. E’ troppo conveniente, quindi credo che in futuro ne approfitterò.

Fine del Giappone. Un po’ dispiace, ma nemmeno più di tanto. Da quando ho parlato con quel tipo belga vedo tutto in maniera differente. Sicuramente è suggestione, ma da quando si è parlato di quel muro non faccio altro che vederlo dappertutto. Stamattina, venendo qui, ho provato una piccola dose di odio nei conbfronti dei giapponesi. Lo ammetto, è andata così. Non so, però certe volte sembrano tipo dei cavalli col paraocchi, dei robot. Una volta insegnata loro un procedura, loro la applicano senza mai interrogarsi sulla sua validità, senza effettuare eccezioni, senza usare il cervello. Ero seduto su un sedile pighevole sul treno e avevo lo zaino schiacciato sotto di esso. Il sedile aveva due posti e accanto a me si è seduta una donna di mezz’età. Mi ha ringraziato, sedendosi. Poco prima di arrivare alla fermata mi sono alzato in piedi e ho cominciato a prepararmi per scendere. Lo zaino non voleva uscire perchè era incastrato sotto al seggiolino e la vecchia mi guardava come un’ebete. Io la guardo come per dire “Bella, se alzi il culo io tiro via lo zaino”, ma quella continuava a guardarmi come un’ ebete. Io allora tiro con grande grinta, il sedile si alza, la vecchia sobbalza e io tiro via lo zaino. Bla bla di polemica sul modo di condurre la procedura. Fermatosi il treno sono sceso e mi sono fermato davnti alla porta. Ho pensato “Scommetto che adesso scende”. Infatti, dopo qualche istante, la vecchia si è alzata ed è scesa. Avrei voluto menarla. Forte. Anche in autobus è successa una cosa del genere. In Giappone il biglietto dell’autobus si paga alla fine, prima di scendere, alla macchinetta che sta di fianco all’autista. Ci volgiono i soldi contati, quindi accanto ad ogni macchinetta c’è un cambiamonete. Io avevo solo 1000 yen, quindi quando è stato il momento di scendere mi sono messo lo zaino in spalla e sono andato a cambviare. L’autista mi ha visto e ha cominciato a sclerare perchè bloccavo la fila. “Haina waina haina waina!!!!!”. E dove me lo metto? Pago e scendo. Stai calmo. Non so, però non credo che vorrei essere un giapponese. Vivono troppo dentro a una scatola. Se noi italiani siamo troppo da una parte, loro sono troppo da un’altra. Ci vorrebbe un equilibrio, una via di mezzo. La virtù sta nel mezzo, appunto. E’ vero che qui ho visto cose che credevo succedessero solo nei film e che il livello di onestà è tale per cui potevo permettermi di andare al bagno nei luoghi pubblici lasciando le mie cose sul tavolo, però è vero anche che questa è una cosa che salta subito agli occhi, mentre la loro “robotica” necessita di più tempo per essere notata. Il bilancio è sicuramente positivo, più che positivo, ma non siamo certo all’eccellenza. Quanto al chiedermi se vorrei vivere qui, bè forse a Tokyo. Non per sempre. Dopo un po’ la mia natura “umana” verrebbe fuori e o mi farei saltare in aria in ufficio per uccidere tutti i colleghi “robot” o mi caccerebbero loro per distubo della quiete lavorativa. Ma forse tutto questo è frutto di una conversazione particolare e di una mattinata ricca di coincidenze. Non lo so. Sta di fatto che adesso sono in aeroporto e domani è un altro giorno. Sayonara…

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