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Abitare o vivere?

Tokyo, 19 gen 2011, giorno 8, ore 22:28

Curioso come le cose cambino da una città a un’ altra, dalla mattina alla sera. Devo ammetterlo, quest’oggi, appena arrivato, mi sentivo come un pensionato al Coccoricò: fuori da tutto ciò che conoscevo. Immaginate di non poter leggere i cartelli, le indicazioni, le insegne, di non avere le vie scritte sui muri, di non capire nessuno, di stare con uno zaino sulle spalle in mezzo a un labirinto di otto milioni di abitanti. Immaginate tutto questo e capirete come mi sono sentito. Ci ho messo due ore e mezza trovare l’ostello. Pochi parlano inglese e sapere che l’indirizzo dell’ostello è 3-12-5 Ryusen Taito Ku ti aiuta ben poco. Adesso però che mi sono sistemato un po’ e  ho fatto un giro per la città ho capito alcune cose. Innanzitutto Tokyo è una città che colpisce. I suoi grattacieli, le mille scritte luminose, le sue eccentricità, i suoi treni, le sale giochi grandi come il grande Emilia, le macchine fotografiche e i cellulari ad ogni dove. E’ enorme, tipo 32 municipalità messe assieme da linee ferroviarie, autostrade, sobborghi e tanto lavoro umano. E’ sicuramente diversa da ogni cosa ci si possa immaginare da lontano. E mi piace, anche se per ora ne ho solo accarezzato la superficie e per farlo ho già speso qualcosa come tipo 170 euro in un giorno. Ma non è questo che mi ha davvero colpito. Questa è la facciata. Se si fa tanto di svoltare l’angolo allora ci si trova in un mondo che ti mette subito a tuo agio. E’ rilassante nella sua caoticità, perchè quel caos è fuori, non nelle persone. Quello che mi ha davvero lasciato sbalordito è che qui una ragazza in metropolitana si alza dal suo posto a sedere, viene da me e mi chiede se ho bisogno di aiuto per trovare quello che cerco. Se sei per strada e ti fermi in un angolo a consultare una cartina, ecco che subito arriva qualcuno che ti chiede cosa può fare per te. E dopo non ti chiede nè soldi nè di ospitare un suo parente a casa tua in Italia mentre cerca lavoro (mi è successo).  Quando mangi dei noodles in un chiosco lungo la strada il proprietario è genuinamente felice se sei stato bene, e se ritorni anche la sera allora ti fa sentire come il re del mondo. Qui quando vado in bagno lo zaino lo lascio al tavolo e sono sicuro che quando torno è ancora lì. Oggi all’internet point ho lasciato tutti i miei averi sul tavolo ed era come se fossero al sicuro in camera mia a Castelfranco. Qui tutti hanno rispetto per il prossimo, quindi di riflesso anche per loro stessi. Loro vivono, vivono davvero in questa città. Io ABITO a Modena, loro VIVONO a Tokyo. Questo è quello che mi ha davvero colpito di Tokyo. Questo e quei famosi 170 euro.

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